15/12/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Attentato contro gli sciiti nella regione sunnita del Paese

Il Sistan Balucistan è molto lontano dal suo stesso nome, ricco di spezie, che sussurra di orientalismi e mille e una notte. La realtà è dura, fa male. Terra di arabi, tessera impazzita di un mosaico persiano. Terra di sunniti, pennellata in un quadro sciita. Terra di baluci, divisi da un confine, tra Iran e Pakistan.

Sono almeno trentotto le vittime di un attentato avvenuto questa mattina a Chabahar, nell'Iran sudorientale, provincia di Sistan-Balucistan, al confine con il Pakistan. Secondo la prima ricostruzione dei media, sarebbe stato un attentato suicida: un uomo si è fatto esplodere davanti alla moschea sciita dell'Imam Hussein, dove fervono i preparativi per la festa dell'Ashura, la commemorazione dello stesso imam, ucciso in battaglia a Kerbala, nel 680 D.C.

Una lotta di potere allora, tra i pretendenti al 'trono' del Profeta, che morendo aveva scatenato la 'fitna' - lotta interna all'Islam - per la sucessione. Oggi, a certe latitudini, è ancora così. La popolazione della regione soffre il centralismo persiano-sciita di Teheran. Loro, arabi e sunniti, si sentono discriminati. Un gruppo di loro, chiamato Jundallah, ha dichiarato guerra a Teheran. La magistratura di Teheran ha già puntato i riflettori sul gruppo che, il 24 febbraio 2010, ha subito un colpo durissimo: la cattura di Abdul Malek Rigi, comandante di Jundallah. Un attentato, proprio alla vigilia della festa sciita più importante, sarebbe un colpo mediatico importante.

In realtà, da anni, il regime degli ayatollah accusa Jundallah di usare la motivazione religiosa per nascondere i veri fini: quelli politici degli Usa, finanziatori del movimento. Le motivazioni sono varie, prima tra tutte la volontà di destabilizzare il regime. Un oleodotto, poi, che passerebbe proprio in Balucistan. Rigi, prima di essere intercettato dai corpi speciali iraniani, era stato a un incontro segreto con Richard Holbrooke - morto ieri, 14 dicembre 2010 - inviato speciale del Dipartimento di Stato Usa per l'area Afghanistan-Pakistan. Gli Usa finanziano Jundallah, che si finanzia anche con il traffico di droga e di esseri umani. La lotta, quindi, si arricchisce di tanti temi spinosi, ma quello religioso non è secondario, almeno nella percezione della popolazione locale.

L'ultimo affronto di Teheran ai sunniti iraniani, circa il nove percento della popolazione, ma privi di qualsiasi riconoscimento ufficiale, è stato l'arresto dei due figli del più importante imam sunnita, Maulana Abdulhamid Esmail-Zehi. Una punizione, dicono i siti vicini all'opposizione iraniana, per le denunce di Maulana, che ha accusato Teheran di aver vietato, il venerdì, la preghiera ai sunniti nelle moschee. Sciite, perché quelle sunnite sono bandite sia nella capitale che altrove nel Paese. L'unica regione dove sono 'tollerate' è proprio il Sistan-Balucistan. Ora che la situazione diventa sempre più tesa tra l'Iran e l'Arabia Saudita - come ha confermato una serie di file pubblicati da WikiLeaks, i sunniti sono visti dal regime come quinta colonna da sgominare. Una minoranza, però, che pare in grado di reagire.

Christian Elia

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