Tre soldati indonesiani, responsabili di torture nella regione orientale della Papua Nuova Guinea, sono ora sotto processo con l'accusa di disobbedienza agli ordini.
Un video, diffuso lo scorso novembre su Internet, mostra chiaramente alcuni agenti di sicurezza intenti a dare fuoco ai genitali di un sospettato separatista mentre l'altra vittima veniva ferita con un coltello alla gola.
Inzialmente il governo indonesiano aveva dichiarato l'intenzione di punire questi abusi, ma di fronte al tribunale militare di Jayapura, i tre imputati sono stati semplicemente accusati di disobbedire agli ordini, un reato punibile con al massimo 30 mesi di prigione. Secondo l'accusa, non vi è alcuna evidenza fisica di un comportamento sbagliato da parte dei tre militari e le due vittime non hanno rilasciato dichiarazioni.
Un processo fittizio, denunciano gli attivisti per i diritti umani, mentre gli Stati Uniti esortano il governo a investigare sull'accaduto e punire gli abusi delle proprie truppe.
Haris Azhar, presidente del Comitato per le vittime e le persone scomparse di Jakarta, ha detto che "ancor una volta gli abusi dei soldati sono rimasti impuniti", concludendo che le vittime hanno paura di testimoniare i torti subiti per la paura di minacce e ritorsioni, dato che non esiste alcun programma di protezione.