27/05/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Morti, feriti, sfollati, ammalati, affamati, spaventati. Niente di nuovo: è la guerra
Desplazados colombiani, Magdalena Medio“Proibito spettegolare”. E’ questo il divieto imposto dal sindaco di Icononzo ai suoi cittadini e che gli è valso articoli a tutta pagina su molti dei più importanti media internazionali. Un provvedimento che a tanti è apparso bizzarro e curioso, quindi degno di essere raccontato. Peccato che dietro a questo regolamento, che impone multe fino a 1600 dollari e pene sino a 4 anni di carcere, si celi un vero e proprio dramma. Da quando la Colombia è teatro di una sanguinosa guerra civile, vale a dire da oltre 40 anni, la popolazione è sotto il tiro di un fuoco incrociato: da una parte i guerriglieri marxisti, dall’altra i paramilitari di destra, spalleggiati dai militari. Nel mezzo dunque i civili, la gente comune, il cui sogno è vivere una vita normale, pura utopia in un Paese senza pace. Così ogni azione, anche la più banale, si trasforma in un atto greve, carico di conseguenze spesso incontrollabili.
 
Oltre le apparenze. Nel vietare i chisme, infatti, il sindaco ha gridato un fermo no alla giustizia sommaria. Perché spifferare e ingigantire fatti e azioni, in un Paese come la Colombia, non porta solo a dover sopportare pettegolezzi, dicerie o prese in giro, ma anche al rischio di venire trascinati in carcere per giorni interminabili, senza processi, né condanne, né appelli. 
 
Succede spesso. Troppo. Basarsi sulle denunce sommarie, sul detto e non detto, sulle spiate, sembra essere diventato uno degli strumenti basilari per combattere i guerriglieri, bravi a nascondersi e a mimetizzarsi. Al grido di “o con noi o contro di noi”, filosofia che sostiene la lotta alla guerriglia del presidente Álvaro Uribe, l’approccio prediletto dei militari e dei paramilitari ai campesinos della selva è “Manténgase alerta, denuncie cualquier situación sospechosa. Trabajemos por el futur de nuestra region. Así ganamos todos” (stai allerta, denuncia qualsiasi situazione sospetta, lavoriamo per il futuro della nostra regione)… con risultati che minano alla radice lo stato di diritto, la giustizia, la democrazia.
 
Villaggio di contadini, selva colombianaUno strano baratto. Il coinvolgimento dei civili nella guerra e l’arresto di innocenti sono dunque due delle conseguenze di una politica che sta dilagando ovunque in Colombia. Non solo. Spesso, in cambio di informazioni, si offrono generi alimentari, prodotti di vario genere, soldi, tentazioni spesso irresistibili per contadini poveri. Sono spesso i più piccoli, infatti, a entrare in questo strano giro di soffiate. Bambini che, o perché spaventati dai modi certo non delicati dei personaggi in mimetica e anfibi, o perché attirati da doni e promesse, elencano nomi ed episodi che da soli bastano a incastrare interi gruppi di persone. Ma non solo. L'azione di ingaggiare spie e delatori è diventato ormai un'istituzione. Promettendo di proteggerne l'identità, le forze dell'ordine radunano ogni settimana informatori incappucciati che depongono a sfavore di conoscenti presunti filo-guerriglieri, prendono un bel gruzzolo di compenso e se ne vanno. E senza nemmeno l'obbligo di tornare a deporre in futuro processo, ormai sempre più raro.
 
O con noi o contro di noi. La crociata di Uribe tende a fagocitare tutti, senza rispetto per i civili. Lo slogan è “Tutti contro il terrorismo”, dunque se intere comunità scelgono la pace, optano per la neutralità -  sulla scia della scelta fatta da San José de Apartadó - sono giudicati conniventi, traditori della patria da perseguire o da convincere con ogni mezzo a unirsi alla lotta.
 
Sfollati per sopravvivere. Pressione psicologica, dunque, che si unisce spesso a quella fisica. Sono migliaia i contadini costretti a sgomberare dai propri villaggi per non scendere a patti con i militari. In fuga per mantenersi neutrali, in fuga per la pace. Un fenomeno molto complesso quello del desplazamiento, spesso conseguenza anche di atti di violenza dei paramilitari o dell’esercito che costringono intere comunità a sfollare perché accusate di favoreggiamento nei confronti dei guerriglieri.
Le principali vittime sono, in questo caso, le popolazioni afrodiscendenti e gli indios.
Recentemente l’Organizzazione Nazionale degli Indigeni della Colombia - Onic - ha lanciato un appello alla comunità nazionale colombiana e a quella internazionale per una mobilitazione che faccia fronte all’ondata di violazioni dei diritti umani, detenzioni di massa e omicidi che stanno colpendo i popoli indigeni della Colombia. Durante il 2004 sono stati uccisi 110 indigeni  per mano degli attori coinvolti nel conflitto interno colombiano e 3.500 si sono visti costretti ad abbandonare le loro terre. Nel solo mese di gennaio di quest’anno sono gia nove gli indigeni che hanno perso la vita in assassini selettivi. E non solo: gli indios devono anche subire arresti di massa da parte dell’Esercito Colombiano e dal Das (polizia segreta).
Stime non ufficiali indicano fra i 2 e i 3 milioni e mezzo di desplazados.
 
Lavoratori di miniera, nella selva, Magdalena Medio, ColombiaFatti non parole. Questa è la guerra. Alla quale si aggiungono gli oltre 150mila morti, che ogni giorno aumentano. I fatti e le cifre, comunque, parlano da soli. Guardando solo l’ultima settimana, questo è quanto è successo: il 20 i ribelli colombiani hanno teso un’imboscata a un convoglio di polizia, iniziando uno scontro a fuoco con le forse governative lungo il confine con l’Ecuador. Morti 13 poliziotti. L’attacco è stato sferrato dai guerriglieri delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc) in risposta alle bombe lanciate da aerei militari pochi giorni prima su un gruppo di guerriglieri che stavano camminando nella selva, a sud del Paese, e che hanno ucciso 16 combattenti. Il 25, invece, un gruppo di uomini armati ha ucciso 6 consiglieri comunali, il presidente del consiglio e 4 poliziotti. Secondo il dipartimento di sicurezza amministrativa a sparare sarebbero state le Farc. E’ accaduto a Puerto Rico, paese a 310 chilometri a sud di Bogotá. Per non parlare dei sette indigeni Nukak Makú rimasti feriti per l’esplosione di alcune granate in un campo di addestramento militare che sorge nel cuore della riserva indigena. O per lo meno secondo la versione ufficiale. Per le associazioni vicine agli indios, invece, si tratta di un campo minato non segnalato, che prima faceva parte di un’area militare ora dimessa. La Colombia è, infatti, uno dei paesi a più alta densità di mine al mondo, disseminate un po’ ovunque da entrambe le parti in lotta.
E purtroppo così accade ogni settimana, da quarant'anni.

Stella Spinelli

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