Il dipartimento dei diritti umani della Centrale unitaria dei Lavoratori (Cut), la più grande confederazione sindacale colombiana, ha reso note le cifre relative alle violenze antisindacali perpetrate dal 1986 ad oggi.
Si stima che negli ultimi quindici anni tra i sindacalisti colombiani siano stati assassinati 2.778 individui, 196 fatti sparire, 11.096 resi vittime di violenze. Putroppo il movimento sindacale non è l'unico bersaglio di questa pratica di sterminio: vengono colpiti anche settori a carattere sociale e politico.
Un portavoce della Cut, Luis Alberto Vanegas, sostiene che il riconoscimento dei diritti delle vittime venga frenato burocraticamente attraverso due strade. La prima è una legge denominata "giustizia e pace", che impedisce un'agevole ricostruzione degli avvenimenti. Il secondo ostacolo è rappresentato da una proposta di legge, in via di approvazione, che non prevede la consulatazione delle associazioni delle vittime stesse, delle organizzazioni sindacali e sociali e si mantiene di fatto l'impunità per gli esecutori materiali delle violenze.
Vanegas afferma che se questa proposta di legge venisse approvata, il governo si arrogherebbe "il diritto di definire chi è una vittima e chi non lo è" senza prendere in considerazione "il risarcimento collettivo per le organizzazioni che hanno subito la repressione, né prevede che lo Stato si assuma qualsiasi responsabilità nel genocidio".