Durante il finesettimana a Ciudad Juarez, situata al confine con gli Usa, ci sono stati 40 omicidi con ogni probabilità legati agli ambienti del narcotraffico. Negli stessi giorni nella città di Acapulco si sono contate 12 vittime tra i tassisti ed i loro clienti: spesso i tassisti sono vittime di estorsioni oppure vengono reclutati dai cartelli per trasportare agevolmente la droga nel paese. La polizia locale ha fatto sapere che sono stati fermati quattro sospettati: il gruppo era armato di pistole, granate ed un macete.
La cattiva fama di Cuydad Juarez, che ha contato 3 mila morti nel solo 2010, ha spinto la Ubisoft Entertainment ad annunciare l'uscita di un videogame intitolato "Call of Juarez: The cartel" incentrato sulle lotte fra i cartelli dei narcotrafficanti. Al fine della "tutela dei bambini da questo tipo di scenario e perdita dei valori" i legislatori hanno chiesto alle autorità federali e al ministero dell'Interno di bandire il gioco dal paese ma l'azienda si difende sostenedo che gli ambienti ricreati nel videogame sono "pura invenzione".
Il problema delle violenze legate al narcotraffico è tutt'altro che fittizio: nell'intero Messico si contano più di 34 mila vittime del circuito del traffico di droga. Il presidente Felipe Calderon, lo stesso che nel 2006 aveva lanciato un giro di vite contro i traffici illegali, ha annunciato che quattro nuovi battaglioni verrano distribuiti nel nord del paese dove si trovano gli stati più colpiti da questo genere di violenze.