"Non c'é più nessuna certezza, è la catastrofe totale". Questo scrivono quei pochi giornalisti ivoriani che riescono a far filtrare i loro racconti. Ad Abidjan è guerra. Mortai, elicotteri d'attacco che volteggiano nei cieli, la popolazione terrorizzata non esce più di casa mentre sciacalli e disperati assaltano i negozi, dopo aver divelto le saracinesche. Terzo giorno di combattimenti nella capitale commerciale della Costa d'Avorio, cominciati giovedì con l'arrivo delle Forze repubblicane (Rfci), il nuovo esercito creato nemmeno due settimane fa dal legittimo presidente Alassane Ouattara, nel tentativo di rovesciare l'ex capo dello stato, il golpista Laurent Gbagbo.
In queste ore si stanno diffondendo voci di un colpo di stato attuato dall'esercito. Buona parte delle forze armate era fin qui rimasto fedele a Gbagbo ma dall'inizio della crisi, degenerata ora in un confronto armato e nella guerra civile, soldati e ufficiali hanno continuato a defezionare. Adesso, davanti al collasso di Abidjan, potrebbero mettere agli arresti Laurent Gbagbo e Charles Ble Goudè, l'anima nera del regime, il ministro della Gioventù, fondatore della violenta milizia dei Giovani Patrioti. La notizia clamorosa è che potrebbe autoproclamarsi presidente il generale Dogbo Ble Brunot. Questo dicono le indiscrezioni che arrivano dalla capitale.
Situazione catastrofica anche nel resto del Paese. La Croce Rossa internazionale (Cri), dopo una visita della città di Duékoué, nell'ovest, ha parlato di violenze scioccanti. Duékoué, centro di grande importanza strategica, perché all'incrocio dei principali assi viari nord-sud ed est-ovest, martedì è stato teatro di una battaglia violentissima tra l'Rfci e le forze pro-Gbagbo.
Qui, nella sola giornata di martedì, sarebbero morte centinaia di persone, circa 800, dice Cri. Mercoledì i soldati di Ouattara che, prima dell'inizio della massiccia offensiva, controllavano il nord e alcuni distretti settentrionali della capitale commerciale Abidjan, hanno conquistato la cittadina.
I soldati dell'Rfci, negli ultimi giorni hanno guadagnato terreno, espugnando la capitale politica, Yamoussoukro, arrivando a San Pedro, a sud, centro portuale di grande rilevanza e spingendosi fino ad Abidjan. Qui, da venerdì infuriano gli scontri tra le Forze di Difesa e Sicurezza, schierate con Gbagbo, l'Rfci e i "Commando invisibili", miliziani fedeli a un ex comandante delle Forces Nouvelles, la guerriglia che dall'inizio della crisi - lo scorso novembre - aveva preso le parti, e messo sotto tutela, il presidente Ouattara.
Ieri si sono registrati lunghi scontri a fuoco nei dintorni del palazzo presidenziale. Anche oggi, in ogni distretto dell'enorme città, si sentono spari. La popolazione è chiusa in casa, riferisce la Bbc. Negozi, scuole e uffici sono tutti chiusi, non c'è nessuno per strada. Secondo alcuni testimoni, luogotenenti di Gbagbo starebbero distribuendo armi a bande di ragazzi.