Ibrahim Coulibaly, uno dei più potenti e ambigui capi delle milizie della Costa d'Avorio, è stato ucciso ieri ad Abidjan, nello scontro a fuoco tra i suoi uomini e le forze armate del neopresidente Alassane Ouattara.
L'annuncio lo ha dato il portavoce del ministero della Difesa, il capitano Alla Kouakou, il quale ha riferito che il corpo del militare sarebbe stato trovato all'interno dell'edificio che fungeva da quartier generale delle sue forze, espugnato ieri dalle Forces Republicaines des Cote d'Ivoire (Frci).
Personaggio temuto ma non rispettato, questo Coulibaly. Ex membro del vertice delle Forces Nouvelles al tempo della guerra civile del 2002-2004, era entrato in conflitto con Guillaume Soro, l'attuale premier di Ouattara; i reparti dei due uomini si erano scontrati e Coulibaly era stato costretto a lasciare il Paese, dopo due tentativi di golpe falliti, nel 1999 e nel 2002.
Era tornato sulla scena lo scorso febbraio, quando una nuova formazione paramilitare era comparsa nel teatro della nuova crisi ivoriana; un fantomatico gruppo aveva cominciato a uccidere i soldati fedeli al golpista Laurent Gbagbo nell'enorme sobborgo di Abobo, dove questi ultimi conducevano razzie, stupri, sequestri e omicidi mirati contro i sostenitori di Ouattara.
La perdita di Abobo si sarebbe poi rivelata fondamentale nelle dinamiche del conflitto, conclusosi l'11 aprile con la cattura di Gbagbo, dopo un'offensiva durata in tutto un paio di settimane. Poi, però, si era aperto di nuovo il vecchio fronte interno alla guerriglia, con Ouattara che chiedeva a Coulibally di deporre le armi e quest'ultimo che usava la sua forza militare (comandava circa cinquemila uomini, ndr) per estorcere una ricompensa politica. Scontri a fuoco tra l'esercito regolare e i Commando Invisibili si erano registrati ma tra le due parti era stato siglato un cessate il fuoco. Ieri il blitz degli uomini di Ouattara e la morte di Coulibaly.