Un altro "venerdì della rabbia" ha infuocato oggi la Siria dove in diverse città la popolazione si è messa in marcia per manifestare contro il regime di Bashar al-Assad.
Dura la repressione a Daraa, nel sud del Paese, dove la polizia ha sparato contro manifestanti nel quartiere di Hawran, uccidendone almeno quindici. La notizia è stata confermata dalla tv al-Arabiya che ha citato fonti mediche di un ospedale locale e testimoni oculari. La tv di stato ha inoltre reso noto che nella città, assediata da lunedì dalla forze di sicurezza siriane, un gruppo di miliziani armati ha ucciso quattro soldati e ne ha catturati altri due durante un'azione terroristica contro un posto di blocco.
Intanto, secondo quanto riferito da Abdel Karim, inviato di al-Jazeera, la città di Banias, sulla costa nord-occidentale, è stata completamente "assediata dalle forze di sicurezza", intervenute durante la marcia degli abitanti verso la moschea Rahman. Karim ha inoltre aggiunto che "scarseggiano i generi alimentari".
Secondo il sito Twitter sarebbero state addirittura diecimila le persone scese in piazza a Homs, città siriana a nord di Damasco, intonando slogan di protesta per la caduta del regime e gridando contro Assad: qui la polizia avrebbe sparato, uccidendo nove manifestanti. La polizia è intervenuta un po' ovunque per disperdere le folle, intimandole di abbandonare i cortei. A Damasco, a preghiera conclusa, sono stati lanciati gas lacrimogeni.