27/06/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Dubbi sullo stato di salute di Hugo Chavez, ricoverato all'Havana per la cura di un ascesso pelvico ma ancora in degenza. Un video diffuso dalla tv cubana lo mostra in compagnia d Fidel Castro

Troppe settimane di degenza in ospedale cubano hanno fatto scattare l'alone di mistero intorno alla figura del presidente venezuelano Hugo Chavez, giunto ufficialmente nella capitale cubana all'inizio di giungo per curarsi un fastidioso ascesso pelvico.
Una serie di cure di routine che gli esperti medici cubani hanno trattato con assoluta professionalità ma hanno anche costretto a una lunga degenza il presidente Chavez. Cosa che ha fatto saltare la mosca al naso a molti esperti giornalisti internazionali, animati dalla voglia di speculare sulla malattia e (forse) abbagliati dalla notizia (e se fosse stata costruita a tavolino dalla Cia?) dell'imminente dipartita del presidente.

E non c'è voluto molto per far rimbalzare qualsiasi tipo di informazione su Chavez in ogni angolo del pianeta. Ad un certo punto domenica 26 giugno su tv e internet si parlava apertamente di una situazione clinica critica, giudizio che sarebbe stato riferito da alcune gole profonde cubane al servizio dell'intelligence Usa. Un tumore alla prostata e una serie di carcinomi che avrebbero interessato molte altre parti del corpo di Chavez.

La situazione sarebbe stata talmente tanto critica da non consentire a Chavez di parlare alla radio e alla Tv, disertando appuntamenti e non facendosi sentire per settimane? Fino a domenica, quando un messaggio sul social network Twitter da lui firmato, raccontava di un buono stato di salute. E del possibile rientro a Caracas nei primi giorni di luglio, a degenza terminata.
La visita all'Havana dell'ex moglie e di una delle sue figlie, però, alimenta i dubbi sulla veridicità delle dichiarazioni ufficiali rilasciate dall'entourage presidenziale.
Ma Chavez è stato un buon padre di famiglia? Ha pensato al futuro del partito socialista unito del Venezuela, formazione politica creata a sua immagine e somiglianza? Chi sarà in grado di portare avanti il suo lavoro se davvero non si trattasse solo di un ascesso pelvico?

Ne abbiamo discusso con Piero Armenti, scrittore e analista politico, esperto di Venezuela e responsabile del sito web NotiziedaCaracas.it
"Nel caso in cui si dovesse verificare il peggio, ci si ritroverebbe facilmente davanti a una serie di lotte intestine all'interno della maggioranza del Partito socialista unito del Venezuela, su questo non c'è dubbio. In effetti non c'è ancora una figura di spicco che potrebbe uscire in una fase di post-Chavismo. Forse, paradossalmente, nell'opposizione si troverebbe più compattezza nello scegliere un candidato presentabile per le prossime presidenziali. Un candidato forte che potrebbe emergere grazie a una nuova unità. Con la scomparsa di Chavez potrebbe anche svanire tutto il sogno della rivoluzione Bolivariana. Certo, tutto il processo della rivoluzione bolivariana si basa sulla presenza di un uomo carismatico, forte come è appunto il presidente Hugo Chavez" racconta Armenti.

"Certo se consideriamo tutto ciò che è stato fatto in ambito sociale possiamo dire che nulla verrà cambiato. Lo scenario dei programmi sociali non verrà minimamente intaccato. Questo vale per qualsiasi governo che si affaccerà al Paese. Anche per quanto riguarda le indennità di disoccupazione non accadrà nulla. Resteranno lì dove sono. Nessun governo si permetterebbe di tagliare la spesa sociale sulle indennità di disoccupazione. Le indennità sono un ottimo strumento per il consenso. Sparirà tutto quello che nel programma di Chavez aveva un aspetto ideologico, come la riforma della scuola. Oppure la milizia bolivariana scomparirà del tutto. Scomparirà anche il sistema delle comuni socialiste" conclude Armenti.

Dello stesso avviso Andrea Genovali del centri Studi CeSPIn Puntocritico. "Premesso che il clamore mediatico montato ad arte dalla stampa statunitense sulla presunta malattia terminale di Chavez ci appare strumentale e falsa ma, in ogni caso, noi pensiamo che il processo della rivoluzione bolivariana, per quanto con contraddizioni e difficoltà è un processo che ha nel sostegno popolare la sua forza vitale e i golpe sventati contro il presidente Chavez ne sono la riprova. Dopo di ché è ovvio che la centralità e la personalità, oltre che l'intelligenza politica, di Chavez non sono rimpiazzabili, ma la forza della rivoluzione bolivariana consiste proprio nello sforzo collettivo e nell'azione congiunta di milioni di venezuelani. Il Psuv è un partito di cinque milioni di persone che, pur avendo al suo interno diversità, rappresenta un soggetto politico che ha nel sostegno popolare la sua forza. E le innumerevoli elezioni democraticamente vinte dal presidente Chavez dimostrano la bontà del suo progetto politico per il Venezuela.

Chavez non ha fatto una rivoluzione come a Cuba, egli si confronta quotidianamente con una opposizione potente e violenta, per quanto litigiosa e divisa, che ha in alcuni poteri economici le sue roccaforti. Questo, in estrema sintesi, per affermare che non è possibile per un uomo solo reggere le sorti di questo paese, che in pochi anni è diventato un centro di riferimento per un continente, l'America latina, ed è un paese essenziale per la costruzione di una alternativa al capitalismo a livello mondiale, se non vi fosse una classe dirigente che ne sostiene la strategia. E, dunque, anche nella malagurata ipotesi di una uscita di scena del presidente Chavez, noi pensiamo che il Venezuela abbia saputo costruire una classe dirigente rivoluzionaria capace di proseguire nella rivoluzione bolivariana che è un punto di riferimento centrale per i popoli latinoamericani e non solo" conclude Genovali.

Parole chiave: Tumore, Chavez , Cuba, Venezuela
Categoria: Diritti, Salute
Luogo: Venezuela