30/06/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Reazioni nel sobborgo di Beirut sud a maggioranza sciita alla notizia che l'atto di accusa del Tribunale Internazionale , contiene i nomi di quattro membri del partito sciita Hizbullah

"Ahlan w sahalan, (benvenuti) che venissero a cercarli", e' questa la risposta (in gran parte) di Dahyye, il sobborgo di Beirut sud a maggioranza sciita alla notizia  che l'atto di accusa del Tribunale Internazionale per l'omicidio Hariri, contiene i nomi di  quattro membri del partito sciita Hizbullah. Mentre a Dahyye la folla spara dei colpi di arma da fuoco in aria, ma non si sa se per mostrare la loro tranquillita' o in segno di protesta, i nomi dei quattri presunti colpevoli fanno il giro delle piccole strade di quella che piu' volte e' stigmizzata come la periferia di Hizbullah.

Abdel Majid Ghamlush, Salm Ayyash, Mustafa Badreddin e Hassan Issa questi sono i nomi dei quattro presunti colpevoli.
Il partito almeno fino ad adesso si e' chiuso nel silenzio, soltanto lo sheikh Qabalan, presidente del Consiglio Superiore Sciita, ha dichiarato al settimanale del partito al Intiqad che : " il Tribunale Internazionale cerca di portare divisioni in Libano. Non bisogna prendere questo atto d'accusa sul serio in quanto questo verdetto e' politico ed era noto da tempo".

Nessun stupore quindi nella comunita' sciita e ancora di piu tra i sostenitori di Hezbollah. Molti di loro definiscono questo atto inutile e di dubbia attendibilita'. "Invito la polizia libanese a venire a Dahyye a cercare queste quattro persone", ripete Ahmad, con tono di sfida, un ragazzo di 25 anni, militante nel partito di Dio" per noi oggi non e' cambiato niente , e' un giorno come tanti altri e Nasrallah aveva gia' avvertito che l'atto di accusa sarebbe stato un attacco alla Resistenza".

Molti a Dahyye percepiscono questo atto di accusa come l'ennesima minaccia ad un partito che in qualche modo blocca il sogno imperiale nel Medioriente dell'amministrazione Obama. "Ancora un'altra minaccia, racconta Zeinab, una volontaria che lavora nell'Associazione dei Martiri del partito, "siamo abituati ad essere minacciati, la presenza di Hezbollah blocca I piani statunitensi nella regione, ma noi siamo qui e resisteremo fino alla fine".
Colpevoli o non una vittoria il partito di Dio in realta' l'ha avuta: quella di avere i suoi militanti ancora una volta piu' uniti contro quella che viene  considerata qui da molti   una  "mu'amara" conspirazione da parte di Israele , degli Stati Uniti e di questi tempi da parte anche dell'Arabia Saudita.
Attraverso una campagna mediatica iniziata la scorsa estate, Hasan Nasrallah, segretario generale del partito,    in una serie di conferenze stampa  via al Manar, il canale satellitare del partito di Dio, ha mostrato tramite filmati e testimonianze del coinvolgimento di Israele nell'attentato che il 14 Febbraio 2005 costo' la vita all'ex premier di allora Rafiq Hariri.

A rafforzare l'ipotesi di una conspirazione spiega Samih K., responsabile del partito a Dahyye, "e' anche il momento scelto dal Tribunale per pubblicare il suo atto", riferendosi alla rivoluzione in Siria che sarebbe secondo il partito un altro piano per attaccare indirettamente la Resistenza contro Israele.
Aspettando che la polizia libanese entri nei vicoli della periferia sud alla ricerca dei quattro responsabili, Abu Yusef, fumando il suo narguilè, si dice tranquillo: " Anche se verranno qui non li troveranno mai".
Nessuno sembra sapere dove siano i presunti colpevoli,  a sei anni dall'attentato. Sempre che ci siano ancora.

scritto per noi da
Erminia Calabrese

 

 

Categoria: Politica
Luogo: Libano