05/07/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



La repressione cinese è particolarmente dura nelle regione autonoma ricca di risorse naturali

A due anni dalla rivolta di Urumqi del 2009 repressa nel sangue, il governo cinese continua a silenziare le voci del dissenso nella regione del Xinjiang, abitata dalla minoranza etnica degli uighuri, appartenenti al ceppo linguistico turco e di religione musulmana. Questo è quanto denuncia Amnesty International a due anni dalle violenze che si verificarono a Urumqi, quando gruppi di uighuri attaccarono i residenti cinesi, che a loro volta reagirono con violenza. Per i fatti di quei giorni almeno nove condanne a morte sono state eseguite. "La tendenza generale verso la repressione che vediamo in tutta la Cina è particolarmente pronunciata nel Xinjiang, dove la popolazione uighura è diventata una minoranza sulla sua stessa terra a causa della massiccia immigrazione cinese", ha affermato Sam Zarifi, direttore del gruppo umanitario internazionale per l'Asia Pacifico. 

Categoria: Diritti
Luogo: Cina