Fernando Vargas, deputato del Valle, era candidato a sindaco di Yumbo per le prossime amministrative di ottobre. È stato freddato in pieno centro da due sicari mentre era al bar con gli amici. Con lui salgono a 17 i politici morti ammazzati in questa campagna elettorale che è appena all'inizio.
È accaduto venerdì questo che è soltanto l'ultimo della lunga serie di omicidi che promette di non finire qui. Il candidato aveva da tempo denunciato l'ingerenza della mafia del narcotraffico nella politica del suo municipio e per questo era minacciato e viveva sotto protezione. Venerdì però, inspiegabilmente, aveva congedato gli uomini della sicurezza prima del previsto per recarsi con alcuni amici in un locale del quartiere Granada, nel nord di Cali. Dove lo hanno raggiunto e ferito gravemente dei killer a volto coperto che si sono poi dissolti nel nulla. Vargas ha smesso di respirare tre giorni dopo nella Clínica Sebastián de Belálcazar.
Prima di lui era toccato a Wilton Ramírez Arroyave, 35 anni, che aspirava a conquistare un seggio nel consiglio di Caldas, Antioquia. Era il candidato del Movimiento Inclusión y Oportunidades (Mio) e anche lui è stato ucciso da sicari che lo hanno raggiunto in moto e freddato. Alle autorità, però, non risulta che Arroyave fosse già stato minacciato.
In base a quanto riferisce la Misión de Observación Electoral (Moe), sono ancora altri quindici i candidati assassinati nelle ultime settimane. E tutti per mano di sicari legati al narcotraffico e anche alla guerriglia, che resta fra le principali minacce per i politici. In primis restano comunque i paramilitari anche sei i documenti del Moe non si incontra questa parola, perché preferiscono chiamarle Bacrim, ossia bande criminali emergenti, che altro non sono che i vecchi paracos riciclati e tornati sul campo. Una maniera per non ridicolizzare quel processo di smobilitazione tanto voluto da Alvaro Uribe che altro non ha fatto se non ripulire la fedina penale di criminali pluriomicida in cambio di pene irrisorie.
Le regioni più colpite da questa ondata di violenza pre-elettorale sono Antioquia e Valle del Cauca, da dove provenivano appunto Arroyave e Vargas e dove si contano altri tre morti ammazzati per ognuno. Garantire la sicurezza a tutti è quanto auspicherebbe la Misión de Observación Electoral, ma è praticamente impossibile dare una scorta a ognuno: i candidati sono circa centomila. Alejandra Barrios, direttrice del Moe, però, insiste sul fatto che il Governo "dovrebbe generare alcuni meccanismi di identificazione dei luoghi dove i candidati sono più esposti e agire di conseguenza per salvaguardarli".
In Colombia, dunque, siamo nuovamente di fronte a una recrudescenza della guerra per il controllo del potere, che passa per forza dal controllo dei vari municipi. E ad ammetterlo è anche il ministro dell'Interno e della Giustizia, che in una intervista a Caracol Radio ha dichiarato come i gruppi illegali "vogliano aggiudicarsi le corporazioni, i municipi e i governi regionali". In gioco, questa volta, c'è un vero e proprio cambiamento epocale. In un momento in cui è in ballo l'applicazione della legge delle Vittime e della legge della Terra, che dovrebbero riparare chi ha sofferto la guerra e chi ha patito lo sfollamento forzato, avere amministrazioni locali pulite e democratiche è indispensabile. Saranno loro che in concreto gestiranno soldi e ettari da ridare a chi di dovere, e se in questo gioco si infiltrerano narcotrafficanti e paramilitari la farsa è assicurata. Soldi e terre torneranno in mano agli aguzzini, beffando chi ha già subito il danno. E che danno.
Stella Spinelli