27/07/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Il nuovo rapporto dell'International Crisis Group denuncia un paese schiavo della violenza e della corruzione. Nonostante Santos

"Le connessioni profondamente radicate fra politici e criminali sono un sostanziale ostacolo per la soluzione del conflitto colombiano". Con queste parole inizia il rapporto "Cutting the link between crime and local politics: Colombia's 2011 Elections" diffuso due giorni fa dall'International Crisis Group, la Ong nata per studiare soluzioni ai conflitti mondiali. Uno studio che si basa sul monitoraggio della violenza politica, della frode elettorale e delle infiltrazioni criminali nella campagna elettorale che porterà alle Amministrative di ottobre, che vedranno rinnovarsi governatori, comuni, assemblee dipartimentali e consigli comunali.

"La violenza contro i candidati si sta già intensificando - spiega Slike Pfeiffer, direttore del progetto sulla Colombia e le Ande della Ong, riferendosi ai venti politici uccisi finora da fine maggio, quando ha avuto inizio la campagna elettorale - perché queste elezioni sono la prima reale opportunità per i nuovi gruppi armati illegali, che altro non sono che i successori dei vecchi paramilitari. Con questa tornata possono distorcere i risultati o interferire con la politica locale". E anche se, secondo la Ong, il presidente Juan Manuel Santos è "più disposto e meglio preparato per contenere l'influenza degli attori illegali, l'impresa resta ardua". E certo l'alto numero di omicidi già registrati è "un brutto presagio" che suggerisce che "la tendenza a decrescere della violenza elettorale registrata nell'ultima decade potrebbe essere rovesciata", commenta Christian Voelkel, analista del Crisis Group, che aggiunge: "A tutto questo va aggiunto il rischio che vengano usati i più svariati mezzi, inclusi le intimidazioni e il denaro illecito, per influenzare i risultati". Per questo il governo dovrebbe aumentare con rigore le misure per proteggere i candidati e blindare il processo elettorale contro l'infiltrazione criminale, la corruzione e la frode, altrimenti molte zone saranno destinate ad altri quattro anni di non governo, con alti livelli di corruzione e violenza prolungata.

"L'interferenza dei gruppi criminali nella politica locale - è spiegato nel rapporto -- è diventata forte con il processo di decentramento amministrativo degli anni Ottanta e Novanta, che ha reso i governi locali ottime prede per il potere e i soldi che sarebbero andate a gestire. Un attenzione morbosa da parte dei gruppi paramilitari che ha trasformato i candidati, le autorità locali e gli attivisti politici e sociali in target principali. E mentre la guerriglia si è concentrata a sabotare e turbare il processo elettorale, dimostrandosi ostile verso i governi locali, i gruppi paramilitari hanno usato i loro legami con le élite economiche e politiche per infiltrarsi nelle varie giunte e appropriarsi delle risorse pubbliche". Una recente riforma ha imposto regole più severe nella selezione dei candidati, ma per proteggere i politici locali dalle influenze criminali le autorità hanno bisogno di ideare sia misure a stretto raggio sia metodi a lungo termine.

"Queste elezioni metteranno alla prova la maniera in cui le istituzioni democratiche, sotto il governo Santos, affronteranno il crescente potere dei nuovi gruppi armati illegali (Ngai), che sono considerati la più grande minaccia per la sicurezza del paese. Queste organizzazioni, che il governo chiama Bacrim (bande criminali emergenti) non hanno un atteggiamento unificato di fronte alle elezioni. Alcune preferiscono tenere con i politici locali quella relazione minima, che garantisca loro impunità, accesso alle informazioni e libertà di azione. Altre, invece, con rapidità, si stanno convertendo in reti criminali estese e forti, con agende politiche ambiziose". Vari attivisti sociali che promuovono la restituzione delle terre alle vittime del conflitto armato, infatti, sono già stati assassinati: un chiaro segnale che questa decisione di Santos non piace alle alleanze fatte da gruppi criminali ed élite economiche locali che vogliono lo status quo".

Secondo la Ong, la Colombia è più preparata rispetto al passato per affrontare la sfida della legalità: "Dopo la condanna di due dozzine di parlamentari quale risultato di indagini sui nessi fra politici e paramilitari, l'impunità comincia a decrescere. E ora le indagini si stanno indirizzando verso i governi locali". Questo aggiunto alle leggi contro i candidati che hanno vincoli con i gruppi armati, alle norme anti-corruzione e a quelle sul finanziamento delle campagne elettorali migliora di certo il quadro rispetto alla Colombia di Uribe. Ma i punti deboli restano. Eccome.

"I partiti restano fragili - conclude il rapporto - e dubitiamo che siano in condizioni di controllare il processo di nomina dei propri candidati. In quelle ragioni dove le élite che erano vincolate ai gruppi paramilitari restano influenti, sarà difficile che si possa verificare una reale competizione elettorale".

 

 

 

Stella Spinelli

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