In un editoriale pubblicato sul New York Times l'economista Paul Krugman ha definito l'accordo sul debito Usa "un disastro".
Secondo l'intellettuale, da sempre vicino ai democratici, questa risoluzione peggiorerà a lungo termine il problema del debito statunitense e dimostra che "il più sfacciato ricatto funziona e non ha nessuna conseguenza politica". Il ricatto a cui si riferisce sarebbe quello dei repubblicani, che secondo l'economista hanno "creato artificialmente la crisi" e contro cui il presidente Obama si sarebbe "arreso".
Alle critiche ha risposto il consigliere economico di Obama, Gene Sperling, che ha ammesso che "in un mondo ideale" l'accordo avrebbe dovuto comprendere l'aumento delle tasse ai più ricchi, ma la maggioranza repubblicana alla Camera non avrebbe mai accettato.
Secondo Sperling è proprio perché il Presidente non si è arreso che si è giunt a un accordo che "esclude la minaccia del default". Almeno fino al 2013.