Da cinque giorni, il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama è impegnato in un fitto negoziato con i membri del Congresso per trovare un accordo sulla crisi del debito statunitense. "È l'unica opzione che abbiamo - ha dichiarato il portavoce della Casa Bianca, Dan Pfeiffer - le conseguenze di un mancato accordo sarebbero catastrofiche".
I colloqui con i rappresentanti del Congresso sono diventati l'assoluta priorità nell'agenda di Obama, che ha annullato qualsiasi altro impegno per tutta la settimana. "Un fatto assolutamente degno di nota", secondo Allan Lichtman, storico ed esperto delle presidenze Usa alla American University.
Scopo della Casa Bianca è trovare i voti necessari all'interno del Congresso, affinché entrambe le Camere si trovino concordi per la manovra che dovrebbe innalzare il limite del debito nazionale entro il 2 agosto. Senza quel voto, allarma il governo, non ci saranno risorse sufficienti per coprire le spese correnti: una conseguenza potenzialmente capace di travolgere l'economia mondiale.
Dal canto loro, i repubblicani, che controllano la Camera dei Rappresentanti, insistono nel richiedere che all'innalzamento del debito corrisponda anche un pacchetto per ridurre il deficit. Il dibattito che sta impegnando Obama in questi giorni riguarderebbe proprio le dimensioni e la composizione di tale pacchetto.
È il vice-presidente Joe Biden l'uomo designato da Obama per condurre le delicate trattative, che fino ad ora avrebbero prodotto scarsi risultati. "Risolveremo questo problema, e lo faremo per un lungo periodo di tempo e seriamente", ha rassicurato il presidente. Ma non c'è dubbio che nel breve periodo i tesi colloqui abbiano messo a dura prova i rapporti tra i gruppi di potere. Entrambe le parti stanno subendo pressioni affinché l'accordo venga raggiunto entro la prossima settimana.