09/08/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Cresce l'isolamento del governo di Bashar al Assad. Anche la Turchia in pressing sul regime per chiedere uno stop della feroce repressione

È sempre più isolato il regime siriano di Bashar al Assad. Dopo il ritiro degli ambasciatori di Arabia Saudita, Kuwait e Bahrein, oggi è la volta della Turchia, attore con un peso specifico molto alto, fare pressing su Damasco.

Oggi il ministro degli Esteri turco Ahmet Davutoglu volerà in Siria per chiedere al governo di Assad di porre fine alla repressione in corso da cinque mesi e che negli ultimi giorni si è particolarmente intensificata.

Secondo fonti vicine alla protesta, il pugno di ferro del regime avrebbe fatto finora 1700 vittime, trecento delle quali solo nell'ultima settimana. Ieri i carrarmati hanno attaccato di Dayr az Zor. Il giorno prima, i tank avevano sparato sulla folla uccidendo una cinquantina di persone.

L'intero Paese è off limits per i giornalisti. Secondo la tv di stato, il presidente Assad avrebbe sostituito il ministro della Difesa, il generale Ali Habib, con con l'ex capo di Stato Maggiore Dawoud Rajha. Il regime inoltre ha annunciato il ritiro dei tank da Hama, una delle città che ha pianto più vittime. La Turchia tuttavia sta perdendo la pazienza.

Il premier Recep Tayyip Erdogan lo ha detto chiaramente, aggiungendo - particolare di non poco conto - che per Ankara la crisi siriana è ormai un problema interno turco.

 

Luogo: Siria