11/10/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Un'indagine dimostra come i gruppi paramilitari stiano pianificando con nuove strategie un vero e proprio attacco alle istituzioni in vista delle amministrative del 30 ottobre

I gruppi paramilitari colombiani cambiano strategia elettorale. Invece di limitarsi a puntare ai fondi di Comuni e Dipartimenti, come da sempre vanno facendo, questa volta lavorano affinché le autorità locali "collaborino" con i vari anelli della catena del narcotraffico, contribuendo a espandere il loro potere. È quanto emerge da un'indagine commissionata dal senatore liberale Juan Manuel Galán, che spiega come, in base alla mappa delle zone più a rischio delle prossime amministrative, emerga che 24 dei 32 dipartimenti siano sotto minaccia. E non solo per la presenza di candidati dubbi, ma per le falle del sistema elettorale e le debolezze dei partiti nel rimediarle. È dunque ormai un fatto che il denaro sporco stia finanziando la campagna elettorale di molti politici e che il potere territoriale in Colombia si basi principalmente sulla corruzione. Da qui si deduce che i gruppi illegali non sono lontani dall'influire nel processo democratico e che le elezioni del 30 ottobre saranno cruciali per le cosiddette Bacrim (bande armate emergenti) che organizzeranno di conseguenza i loro prossimi "piani criminali".

Sono, quindi, i paramilitari la vera e propria minaccia sotterranea delle elezioni colombiane, molto al di là dell'influenza che eserciteranno i guerriglieri di sinistra quali Farc ed Eln. E ad ammetterlo è addirittura il Governo, anche se continua a negarne il fine politico, dichiarando che si tratta di semplici bande di delinquenti comuni associati al narcotraffico, alle estorsioni e al sequestro.
Tesi smentita appunto da Galán, che, carte alla mano, ribadisce che non solo le Bacrim sono le eredi del paramilitarismo di Stato, ma sono anni che studiano la loro strategia per prendere il potere nelle loro aree di influenza. E a confermarlo sono sia gli svariati esponenti di queste bande consegnatisi alle autorità o intervistati dal giornalismo d'inchiesta, sia le denunce raccolte dalla Defensoría del Pueblo. E mentre il Governo ne sminuisce la portata dicendo che si tratta di sette bande con circa tremila uomini, la realtà è del tutto diversa. Questi gruppi - come non si stanca di ripetere Galán - non hanno campi d'addestramento, stanno nelle loro case e si ritrovano all'ultimo per ricevere gli ordini del capo. Si tratta di bande che prestano servizi di sicurezza a terzi, principalmente a narcos che hanno bisogno di proteggere tutte le catene del negozio, strade, corridoi di mobilità, e tutti gli altri tipi di scambio connessi, come il traffico di armi. Da questo ne deriva un controllo territoriale, che permette loro di sfruttarne ogni risorsa tramite l'estorsione e il lavaggio di denaro sporco. Il legame delle Bacrim con il narcotraffico non è dunque la loro ragione di vita, anzi, non va oltre il servizio di sicurezza dato dal controllo territoriale. E ai narcos interessa blindare il loro business, quindi finanziano le Bacrim.

Per questo per le Bacrim sono determinanti le prossime elezioni: per consolidare il proprio controllo sul territorio. Da qui la ricerca smasmodica di politici conniventi che facciano rigare diritto le istituzioni statali. Da qui il bisogno di un sindaco che non denunci, in modo da non attirare l'attenzione del governo centrale. Un sindaco compiacente è fondamentale, perché si tradurrà anche nella possibilità di controllare la polizia e impedire lo sviluppo di un territorio. "A loro interessa che non ci sia sviluppo per facilitare i loro affari. Che non ci siano strade. Che non ci siano mass media. La loro forza è il controllo del territorio", ha spiegato Galán. Quindi il loro lavoro pre-elettorale è individuare i candidati giusti, pagare loro la campagna elettorale, procacciare i voti, e minacciare i politici scomodi. Senza al bisogno tirarsi indietro nel farli fuori, uccidendoli.

Il nome del candidato da votare arriva a tutti come un ordine del ‘patrón'. A farlo rispettare, forza e denaro. E quando non basta cercano la collaborazione dei giurati, infiltrandosi nelle commissioni elettorali. E l'indagine ha stabilito che può anche accadere che Guerriglia e Paramilitari parlino la stessa lingua. Si verificano talvolta accordi temporanei fra gruppi illegali, come è accaduto a Medellín, dove a quanto rivelato dal giornale El Colombiano, sono emersi contatti fra Tabaco della Bacrim Los Urabeños e Molina, capo del Fronte 18 delle Farc. Unioni a breve scadenza miranti a controllare il commercio in determinati comuni, assicurare il lavaggio di denaro sporco, offrire sicurezza e guadagnarsi così la fiducia degli abitanti.

La principale conclusione dell'indagine è dunque che "la democrazia colombiana è minata alla radice dai gruppi armati illegali" eppure il Governo centrale continua a ostentare sicurezza, arroccandosi dietro alcune riforme appositamente pensate per fingere di limitare i danni. Non ultima la richiesta del ministro dell'Interno, Vargas Lleras, di una commissione di vigilanza internazionale speciale destinata tutti quei municipi che rientrano per ubicazione geografica nel corridoio prediletto dal narcotraffico. Ma saranno i risultati e il tempo a dirci se lo Stato riuscirà, volente o nolente, a garantire elezioni trasparenti e regolari.

 

 

 

 

Stella Spinelli

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