19/10/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Da domenica centinaia di uomini e decine di mezzi fronteggiano gli integralisti islamici, alla ricerca degli ostaggi rapiti nelle settimane scorse

Le truppe kenyote stanno avanzando in territorio somalo verso le città controllate dalle milizie islamiche Shabaab, mentre nelle città del Kenya c'è massima allerta per il timore di rappresaglie e attentati da parte del gruppo legato ad Al Qaeda. "Le nostre forze si stanno concentrando nella regione di Afmadow", ha riferito il portavoce dell'esercito. Le truppe kenyote si sono spinte per almeno 120 chilometri all'interno della Somalia. I vertici della sicurezza hanno fatto sapere di aver attivato tutti i meccanismi di intelligence, in particolare nella capitale Nairobi, e ha invitato i cittadini a segnalare qualsiasi individuo sospetto.

Secondo le autorità di Nairobi, il gruppo legato ad al-Qaeda sarebbe responsabile del sequestro di due volontarie spagnole dell'organizzazione non governativa Medici senza frontiere. Il portavoce del governo kenyota, Alfred Mutua, ha detto che l'obiettivo dell'incursione è di allontanare le milizie islamiche dal confine col suo Paese; Mutua ha poi ricordato che sono stati sequestrati non solo due cittadine spagnole ma anche una britannica, una francese e diversi kenyoti.

Sebbene non sia mai stato ufficialmente riconosciuto da Nairobi, non è la prima volta che l'esercito kenyota si addentra nel territorio somalo. Da Mogadiscio, il portavoce del governo provvisorio, Abdirahman Omar Osman, non ha confermato la presenza, testimoniata invece da fonti sul posto, di diverse centinaia di uomini che, in una colonna di decine di carri armati e veicoli blindati, hanno attraversato il confine supportati da elicotteri. Molti altri soldati sono in partenza, secondo le autorità militari kenyote, per Kismayo, città portuale controllata dagli Shabaab.

La risposta degli Shabaab non si è fatta attendere: "Il Kenya ha violato i diritti territoriali della Somalia entrando nella nostra terra santa, ma vi assicuro che se ne andranno delusi. I combattenti li obbligheranno ad affrontare la prova delle pallottole. Li combatteremo su tutti i fronti", ha detto ai giornalisti un capo shabaab Sheikh Hassan Turki. Di 'minaccia all'integrità territoriale' ha parlato anche George Saitoti, ministro degli interni kenyota: "Li perseguiremo, ovunque essi siano".

"E' una situazione preoccupante - ha commentato John Githongo, analista politico ed ex membreo del governo kenyota - perché un attacco su larga scala degli Shabaab è atteso da tempo, e l'intervento del mio Paese non fa che aumentare i rischi che ciò si verifichi".

Il gruppo degli Shabaab,  ha compiuto stragi di civili sia in Somalia che in Uganda, come ritorsione all'intervento dell'esercito ugandese nel Paese del Corno d'Africa nel 2010. Il timore è che una rappresaglia simile possa scatenarsi anche contro kenyoti o contro le migliaia di turisti che ogni anno visitano le rinomate località costiere e i parchi naturali. Ieri l'ultimo attentato a Mogadiscio, in seguito al quale sono morti cinque civili.

Il Kenya è stato oggetto di due sanguinosi attentati contro obiettivi occidentali, ad opera di terroristi legati ad al Qaeda: le bombe all'ambasciata Usa a Nairobi nel 1998 e un hotel a Mombasa, sulla costa davanti all'Oceano Indiano, nel 2002. Alcuni dei responsabili degli attacchi si sono rifugiati in Somalia. Dal 1991, anno della cacciata di Siad Barre in seguito all'intervento militare occidentale, il Paese è in preda all'anarchia.

Luca Galassi

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