18/10/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Ivan Cepeda, portavoce del Movimento nazionale delle vittime del crimine di Stato, si sta opponendo alla riforma della giustizia voluta da Santos, perché punta a garantire l'impunità ai militari

Iván Cepeda, portavoce del Movice (Movimento delle Vittime dei Crimini di Stato), si scatena contro la Riforma della Giustizia, e in particolare sulla riforma voluta dal governo di Juan Manuel Santos, che comprenderebbe il tentativo, e neanche troppo nascosto, di imporre al paese una cornice legislativa speciale per assicurare l'impunità ai militari, molti dei quali colpevoli di crimini inenarrabili contro i civili.

"E' inammissibile che il governo, invece di perseguire i crimini, pretenda di ripristinare misure già abolite dalla giurisprudenza internazionale e dalla Corte Costituzionale, come il foro penale militare". Cepeda sottolinea come questa serie di leggi a hoc aumenterebbe, appunto, il rischio di impunità per gli autori di crimini non contemplati dalla giustizia penale militare, quali i crimini di lesa umanità, le violazioni ai diritti umani e il diritto umanitario internazionale, nonché quelli comuni come narcotraffico, associazione a delinquere ed estorsione.

Inoltre, la nuova normativa toglierebbe alla magistratura ordinaria la funzione di essere il primo organo presente nei luoghi dove uno o più militari commettano crimini, lasciando quindi modo e tempo ai militari di modificare la scena del delitto inquinando le prove e nascondendo i delitti. In piena continuità col governo di Alvaro Uribe, dunque, Santos si prepara a sancire de iure l'impunità di cui troppo spesso nei fatti già godono le Forze Armate colombiane.

Il deputato alla Camera per il Polo Democrático Alternativo, Iván Cepeda Castro, ha dunque assicurato che si opporrà con tutte le forze all'approvazione di queste misure in Parlamento. La proposta del governo oltre a essere retrograda, viola il diritto di uguaglianza, ponendo la vittima in un rapporto non paritario con l'aggressore. Quindi promette un dibattito acceso per novembre, con i riflettori puntati sulle esecuzioni extragiudiziarie che sono solite avvenire per mano militare in molte zone della Colombia. E in questi dibattiti emergerà a chiare lettere quanto sia ingiusto e non conveniente per la Giustizia ampliare il raggio d'azione della legge penale militare, visto che sarà evidente la marea di crimini e atti gravissimi commessi comunemente dai militari. Uno fra tutti la pratica dei ‘falsos positivos', ossia della uccisione di civili poi spacciati per guerriglieri nell'intento di ottenere permessi premio e prebende.

Stella Spinelli

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