08/11/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Il traffico di droga nel Paese è un affare molto redditizio

Scritto da
Piero Innocenti

Per chi voglia dedicarsi al redditizio commercio delle droghe è sufficiente raggiungere la città di San Paolo dove esiste una vera e propria "borsa" e dove, quotidianamente, si incontrano i rappresentanti delle maggiori organizzazioni di narcos per definire prezzi di mercato, quotazioni delle "imprese" e concludere "affari". In genere i brasiliani fanno da intermediari e assicurano supporto logistico ai "colleghi" stranieri, limitandosi alla gestione del commercio locale. Non avendo strutture organizzative e articolazioni particolari, i gruppi di narcotrafficanti brasiliani sono di piccole dimensioni di estrema flessibilità operativa e si associano con tutti per concludere un'operazione (o più operazioni) di contrabbando di droghe. L'aeroporto di San Paolo è un punto privilegiato per le spedizioni di cocaina se si pensa che, soltanto nei primi sei mesi del 2011, è stata sequestrata, in diverse circostanze, oltre una tonnellata e mezza di "neve". Molti anche gli arresti dei corrieri che cercano di imbarcarsi su voli con destinazione Johannesburg (Sudafrica) e Doha (Qatar).

Il porto di Santos ( insieme a quelli di Itajai, Navegantes e Peranagua) della capitale paulista è il principale snodo dell'esportazione di droghe verso l'Europa e l'Africa in particolare (Capo Verde, Guinea Bissau, San Tomè e Principe, tutti Stati di lingua portoghese), tanto da far parlare di "connessione Africa" all'intelligence brasiliana. A maggio 2011, una importante operazione antidroga (Operazione Niva) della polizia federale ha portato agli arresti di diversi narcos componenti una organizzazione gestita da serbi che, dai porti di Santos e Itajai, imbarcavano cocaina sulle motonavi MSC dirette in Europa.

All'interno del paese, in particolare a Rio de Janeiro, dopo i gravissimi scontri dell'ottobre- novembre 2009 tra forze di sicurezza e narcotrafficanti asserragliati nelle favelas (l'abbattimento di un elicottero della polizia, trenta morti nelle sparatorie), è proseguita l'attività di costituzione dei "poliziotti di quartiere" (mutuando un termine delle polizie europee), che vengono chiamati "Unità di Polizia Pacificatrice" (UPP), a sottolinearne il ruolo di vicinanza alla gente. Questa azione è stata fortemente ostacolata dai principali gruppi criminali carioca che, a fine novembre 2010, hanno ripreso le ostilità con violenti combattimenti con la polizia e con il bilancio finale di una trentina di morti tra cui una giovane di 14 anni colpita da una pallottola "vagante" all'interno della baracca in cui si trovava. Rimangono, ancora oggi, due le zone più pericolose di Rio e cioè il Complex do Alemao e quello de Mare. Non è un compito facile modificare l'atteggiamento di ostilità e di diffidenza che hanno gli abitanti delle favelas nei confronti di una polizia corrotta dai narcotrafficanti e brutale, accusata, tra l'altro, di aver ucciso, nel corso del 2011, un migliaio di cittadini solo perché "sospettati" di essere spacciatori di droga."Effetti collaterali inevitabili", è stato detto, per riprendere il controllo di quei "sobborghi" di Rio dove vivono (sopravvivono) due o tre milioni di persone in case ammonticchiate una sull'altra, fatte con lamiere e calce e dove si commettono gran parte degli oltre 43mila omicidi che avvengono, in un anno, in tutto il Brasile.

Sul traffico di eroina, non si hanno informazioni su sequestri di rilievo. Nel 2008 e nel 2010, ne furono intercettati quantitativi molto modesti, rispettivamente 11 kg e 15kg. Il consumo, in realtà, non ha avuto, sino ad oggi, una particolare diffusione (anche per il prezzo elevato) se non nel contesto delle comunità medio orientali insediate da tempo a San Paolo e nel sud del Brasile.

Particolare attenzione è, invece, riservata dalla Polizia Federale al traffico di cocaina che proviene, per lo più via terra, dalla Bolivia e dal Perù. Un confine con migliaia di chilometri con tali paesi, rende estremamente difficoltoso, quasi impossibile, il compito dei federali di una repressione adeguata contro i trafficanti. I sequestri di tale sostanza nel 2011, alla data del 30 settembre, tuttavia, hanno già raggiunto al ragguardevole quantità di oltre nove tonnellate. Negli ultimi anni, poi, si è venuto sviluppando il traffico illecito via aerea con piccoli velivoli che,nottetempo, dalla Bolivia, penetrano, per brevissimo tempo, nel territorio brasiliano, scaricando rapidamente pacchi di cocaina che viene immagazzinata in sperdute fazendas per i successivi trasferimenti. Operazioni rese possibili grazie all'impiego di abilissimi e ben pagati piloti.

In Brasile, soprattutto tra le classi più povere, oltre agli inalanti e ai solventi che usano i "meninos de rua" ("ragazzi di strada"), si continua a consumare una droga micidiale per l'organismo umano chiamata la "merla" , o "cocaina dei poveri" o "noia" (termine derivato da "paranoia", a sottolineare la pericolosità del consumo che può portare anche al suicidio). La "merla" è un sottoprodotto della cocaina ( da un chilo di cocaina si possono ricavare sino a tre chilogrammi di merla),ottenuta mescolando (e lasciando macerare) foglie di coca con acido solforico, kerosene, calce e altri "intrugli" altamente tossici, fino a farla diventare un prodotto di consistenza pastosa ( inizialmente di colore giallo tenue che tende a scurire con il tempo), con una concentrazione oscillante tra il 50% e il 70% di alcaloide. Normalmente viene fumata pura ma si può anche mescolare con il comune tabacco o con la "maconha" (specie della cannabis coltivata in Brasile). Il consumatore, per lo più giovani tra i 16 e i 20 anni, presenta le estremità delle dita di colore giallo, occhi arrossati,tremori alle mani, inquietudine e irritabilità oltreché un odore di kerosene, benzina, diesel per il fatto della intensa sudorazione del corpo che elimina i "prodotti" utilizzati nella preparazione della droga. In diversi casi la polizia ha riscontrato in consumatori incalliti la perdita dei denti a causa dell'acido delle batterie per auto utilizzato nel processo di produzione.

La "maconha" è l'altra droga di produzione locale e quella di maggior consumo. La coltivazione è nell'area del cosiddetto "poligono das secas", nello Stato di Pernambuco, una zona povera, composta da oltre duecento piccole isole del fiume Sao Francisco e dove un tempo si coltivavano cipolle. I lavoratori clandestini della maconha, diverse migliaia, guadagnano in pochi giorni quello che ricevevano in un mese piantando cipolle. Alcuni anni fa, furono scoperte piantagioni di maconha in Amazzonia e, dopo varie ricognizioni marittime ed aeree da parte della polizia federale, furono individuate sedici aree destinate alla coltivazione dell'erba e alla sua eradicazione (più di un milione di piante). Sicuramente in territorio amazzonico ci sono ancora molte coltivazioni ma rimane difficilissimo il controllo di un'area di poco meno di 5milioni di kmq,coperta da foreste tropicali,da un'estesa e ramificata rete fluviale, con pochissime strade percorribili e con molte riserve indigene. Nel corso del 2011, alla data del 30 settembre, risultano sequestrate oltre 30 tonnellate di marjiuana, 400mila piante, 160 piantagioni e poco più di 60 kg di hashish.

 

Parole chiave: Brasile, droga,
Categoria: Diritti, Politica
Luogo: Brasile