Il censimento del 2010 condotto dall'Istituto brasiliano di geografia e statistica (Ibge), ha rilevato per la prima volta un aumento percentuale della popolazione tra le razze non appartenenti a quelle bianche.
Nella relazione si legge: "E' la prima volta che in un censimento demografico le percentuali della popolazione bianca scendono al di sotto del 50 per cento", passando da un 57,7 per cento nel 2000 ad un 47,7 per cento dello scorso anno. Su 191 milioni di brasiliani, 91 milioni si sono identificati come bianchi, 82 milioni come razza mista e 15 milioni come neri.
La popolazione nera è passata dal 6,2 per cento al 7,6 per cento, mentre il numero di persone che si identificano come razza mista è aumentato dal 38,5 per cento, al 43,1. Tra i gruppi di minoranza ci sono gli asiatici, due milioni, e i gruppi indigeni (817.000 persone).
La gran parte dei dati raccolti nel censimento 2000/2010 mostra un generale miglioramento di tutti gli indicatori sociali, e ciò è dovuto ai progressi e alla crescita economica che ha interessato l'ultimo decennio. Ma i dati hanno evidenziato anche un perdurare delle disuguaglianze sociali nel Paese.
Continua la disparità tra nord e sud del Brasile, tra le aree urbane e quelle rurali, tra ricchi e poveri. Il gap risulta più evidente nell'analisi del differenziale di reddito, con un 10 per cento della popolazione che incassa il 44,5 degli introiti complessivi, mentre solo l'1,1 per cento della ricchezza nazionale finisce nelle tasche delle classi più povere.
Nonostane molti brasiliani considerino la loro nazione come una "democrazia razziale", i cittadini neri - discendenti degli schiavi africani deportati durante il dominio coloniale portoghese - hanno molta più probabilità di appartenere alle classi povere e difficilmente riescono a trovare un modo per riscattarsi socialmente.