01/12/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Gli attivisti per i diritti umani contro la strategia della forza pubblica nella lotta ai narcos

Ventitremila firme per puntare il dito contro l'amministrazione messicana. Tante ne sono state raccolte dalla società civile del Paese centroamericano per dire basta alla violenza e produrre un esposto da inviare al tribunale internazionale dell'Aja.

Sulla graticola ci è finito il presidente Calderon, colpevole secondo Netza Sandoval, avvocato di fama e attivista difensore dei diritti umani, di essere uno dei fautori della violenza che ha causato la morte di 45mila persone da quando è iniziato il suo mandato.

Numeri da brivido che sottolineano ancora una volta, e se ce ne fosse il bisogno, che i cartelli della droga messicani fanno il bello e il cattivo tempo anche grazie alla complicità di apparati dello Stato.
Ed è proprio questo uno dei punti più interessanti di tutta la vicenda. La società civile che ha inviato l'esposto all'Aja è convinta che Calderon e i comandanti dell'esercito abbiano perpetrato nei confronti della popolazione civile attacchi indiscriminati, mascherandoli da operazioni contro i cartelli narcos. E non sono mancate le accuse nei confronti dell'esercito che stando ai racconti giunti avrebbe "ucciso civili e anche dei bambini, tutti completamente estranei al conflitto. Inoltre, avrebbe tentato di nascondere i fatti, per evitare di punire chi si è reso responsabile dei fatti violenti".

Immediata la risposta del governo messicano, che si difende. Secondo le dichiarazioni rilasciate da Città del Messico la "politica di sicurezza" non deve rientrare nella legge penale. Una sorta di giustificazione per gli atti criminosi di cui parlano i difensori dei diritti umani? A questo punto pare proprio così. In più sono state definite calunniose le dichiarazioni espresse dai difensori dei diritti umani.

L'ultima parola, almeno a livello internazionale spetta all'Aja che potrebbe essere competente nel giudicare i crimini commessi solo nel caso in cui in Messico non si fosse in grado di iniziare (o addirittura si rifiutasse), indagini serie sulle vicende raccontate anche da Human Rights Watch.

In ogni caso, il comunicato stampa diffuso dalla Comisión Mexicana de Defensa y Promoción de los Derechos Humanos parla chiaro e spiega che in Messico si commettono operazioni di guerra vere e proprie e che le strategie adottate finora dalle forze di sicurezza così come dalla politica sono strategie sbagliate. Inoltre, il comunicato parla chiaramente di crimini contro l'umanità e sottolinea che la situazione messicana, 45mila vittime e almeno 10mila desaparecidos, e un numero di sfollati che potrebbe aggirarsi intorno alle 230mila persone, è al limite del collasso.

Parole chiave: Messico, violenza
Categoria: Diritti, Guerra, Politica
Luogo: Messico