Gli Stati Uniti hanno ufficialmente dichiarato la fine della missione militare in Iraq. Finisce una guerra che ha suscitato grande indignazione e disapprovazione come poche, anche in patria: Geroge W. Bush aveva avviato la guerra in Iraq nel marzo del 2003 sostenendo che Saddam Hussein detenesse armi di distruzioni di massa appoggiando al-Qaeda e il terrorismo internazionale, ma poco dopo le "prove" fornite dalla Casa Bianca si sono tradotte in bugie.
Alla cerimonia dell'ammainabandiera nell'aeroporto di Baghdad, il segretario alla Difesa Leon Panetta ha ringraziato l'oltre milione di soldati americani che si sono avvicendati in questi nove anni contribuendo al raggiungimento di "notevoli progressi" in Iraq. La guerra è costata la vita di oltre 100mila iracheni, 4500 soldati americani e oltre un triliardo di dollari.
Sebbene Panetta abbia ribadito che "il tributo versato in sangue e denaro non è stato vano", gli Stati Uniti lasciano il paese in preda al caos e alla violenza. Da oggi rimarranno solo 4500 soldati che lasceranno il paese entro due settimane; il picco della presenza militare Usa ha toccato le 170 mila unità. (n.s.)
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