Dal nostro inviato
Enrico Piovesana
L'annuncio ufficiale dei risultati delle elezioni parlamentari e provinciali
dello scorso 18 settembre ci sarà solo il 22 ottobre. Ma, a quanto pare, lo scrutinio
delle schede è già terminato: mancherebbero solo quelle delle urne messe in 'quarantena' per sospetti brogli,
che costituiscono un buon
20 percento del totale. La Commissione Elettorale dell'Onu (Jemb) ha annunciato
la diffusione
di questi 'risultati preliminari', che per altro sono già consultabili sul sito
internet del
Jemb.
Un parlamento di criminali di guerra. Risultati a dir poco sconsolanti, dato che
emerge chiaramente proprio
quello che molti temevano: il nuovo parlamento afgano sarà un'assemblea di signori
della guerra.
Quasi tutti
sono sanguinari criminali di guerra macchiatisi dei peggiori crimini contro l'umanità.
In tutte le 34 province
risultano infatti in testa gli ex comandanti mujaheddin che hanno guidato la jihad
antisovietica negli anni '80 e
che sono stati protagonisti della sanguinosa guerra civile del 1992-1996 e anche
alcuni ex comandanti talebani. Quelle stesse persone che già oggi, con il beneplacito
di Washington, detengono
il potere effettivo nel Paese
grazie ai loro partiti etnici armati.

Il più votato: Mohaqiq, leader hazara. Il più votato in assoluto risulta essere
Mohammed Mohaqiq, storico leader
politico e militare degli afgani hazara, la minoranza da sempre più emarginata
e povera del Paese. Alle
presidenziali dello scorso anno si era piazzato terzo dietro il pashtun Hamid
Karzai e il leader tagico Yunus Qanuni.
Stando ai primi risultati Mohaqiq, che
si è presentato nella circoscrizione
di Kabul (che elegge 33 dei
249 parlamentari totali), avrebbe preso oltre 35 mila voti. Sempre a Kabul, seguono
il leader degli ex mujaheddin
tagichi, Yunus Qanuni (20 mila voti) e il pashtun Abdul Rasul Sayyaf (7 mila voti),
comandante jihadista
integralista ultraconservatore sospettato di legami con al-Qaeda.
Comandanti talebani. Nella provincia di Zabul, dove continua ancora la guerra
tra talebani e americani, vince
l'ex comandante talebano Abdul Salam Rocketi, che deve il suo nome alla bravura
nel lanciare razzi. Nella provincia di Khost è in testa il pashtun Sayyed Mohammad
Gulbazoy, ex ministro
degli Interni del regime comunista di Taraki e successivamente finanziatore dei
talebani. In Kunar in cima alla lista delle preferenze c'è Mawalawi Shahzada,
un
altro comandante
militare locale con la
barba da talebano.
Lo stesso dicasi per Mawlawi Saeedurrahman e Esmatullah Muhabat,
in testa nella provincia di
Laghman.
Altri potenti comandanti jihadisti sono in vantaggio nelle province di Paktia
(il famigerato Pacha Khan Zadran),
Parwan (Abdul Zahir Salangi) e Jowzan (Faizullah Zaki).
Comandanti e potenti locali. Nella provincia orientale di Nanagarhar, quella di
Jalalabad, è in testa un altro signore della guerra locale, Hazrat Ali, della
piccola
tribù dei pashai, comandante
di una milizia privata di 18mila uomini, finanziata dagli americani che se ne
servirono per le operazioni
terrestri nella battaglia terrestre di Tora Bora alla fine del 2001.
A Kandahar tra i più votati c'è il fratello maggiore del presidente Karzai, Abdul
Qayyum Karzai, secondo molti
arricchitosi con la coltivazione dell'oppio e con la raffinazione di eroina, sotto
la protezione del potente
fratello.
In Badakshan, roccaforte dei mujaheddin tagichi, il più votato è il loro leader
politico storico, Burhanuddin
Rabani, che fu anche presidente dell'Afghanistan dopo il ritiro dell'Armata Rossa.
Almeno una buona notizia. L'unica buona notizia viene dalla provincia occidentale
di Farah, dove risulta seconda
votata Malalai Joya, la coraggiosa ragazza di 27 anni che nel 2003 prese la parola
alla Loya Jirga contro i
signori della guerra e i leader fondamentalisti che sedevano in quell'assemblea
tradizionale di capi tribù e capi
militari. Purtroppo per lei, in parlamento si ritroverà davanti esattamente quelle
stesse persone.
Ciononostante la prossima settimana il segretario di Stato Usa, Condoleezza Rice,
verrà qui in Afghanistan per
celebrare il trionfo della democrazia afgana.