07/08/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



La missione "di pace" assume il comando delle operazioni di guerra nel sud
Soldato IsafDal 31 luglio 2006, la missione Nato Isaf – alla quale partecipa l’Italia – ha ufficialmente assunto il comando delle operazioni di guerra sul fronte afgano meridionale, finora condotte dalla missione Usa Enduring Freedom (che mantiene, fino a fine anno, il comando delle operazioni solo sul fronte orientale). “L’operazione Usa ‘Avanzata di Montagna’ verrà ora sostituita da manovre a comando Isaf”, ha dichiarato il comandante della missione Isaf, il generale britannico David Richards, riferendosi all’offensiva militare anti-talebana sferrata dalle forze di Enduring Freedom lo scorso 15 giugno: più di 800 combattenti talebani, o presunti tali, uccisi in un mese e mezzo di battaglie terrestri e bombardamenti aerei come non se ne vedevano dal 2001.
“Un chiaro trasferimento di responsabilità da Enduring Freedom ad Isaf”, ha commentato il comandante Usa in Afghanistan, generale Karl Eikenberry.
 
Soldato Isaf italianoL’Italia non combatte ma fa parte della squadra. Quindi ora, a combattere i talebani e a pattugliare, rastrellare e bombardare i villaggi delle sei province meridionali di Kandahar, Helmand, Uruzgan, Zabul, Nimruz e Daykundi, sono i soldati Nato con la toppa verde di Isaf al braccio: la stessa che portano i carabinieri e gli alpini italiani schierati nelle più sicure retrovie di Herat e Kabul. Le truppe Isaf italiane non partecipano direttamente ai combattimenti nel sud (dove sono impegnati i contingenti Isaf britannico, canadese, olandese, danese, estone, rumeno e statunitense), ma fanno comunque parte della stessa missione: una missione dichiaratamente di guerra. Anche se rimangono “in panchina”, fanno sempre parte della squadra. A guidare questa missione di guerra, tra l’altro, a fianco del generale britannico David Richards c’è, come suo vice, il generale italiano Giuseppe Gay.
 
Il gen. David Richards, comandante di IsafIl comandante di Isaf: “Inevitabili uccidere civili”. La missione Isaf – inizialmente concepita come una forza “di pace”, una forza di polizia internazionale che doveva assistere il governo di Kabul nel garantire la sicurezza nel Paese – dovendo ora combattere una guerra vera e propria, ha dovuto dotarsi di ‘regole d’ingaggio’ molto più aggressive: non più solo difensive, ma offensive. Non più “sparare solo se attaccati”, ma “sparare per primi”. Anche a rischio di fare vittime tra i civili. “Le nuove regole d’ingaggio, le più dure mai stabilite dalla Nato, consentono alle truppe Isaf non solo di difendersi in maniera adeguata, ma di intraprendere azioni militari preventive”, ha spiegato il generale Richards, precisando che “dato che il nemico si nasconde tra la gente, a volte non è possibile evitare perdite tra i civili”. Insomma: À la guerre comme à la guerre.
 
Truppe Isaf britanniche in azioneDa Enduring Freedom a Isaf: la stessa guerra. I primi giorni di gestione Isaf della guerra confermano la continuità rispetto alla gestione Enduring Freedom. Il primo agosto scorso, i talebani hanno ucciso in un agguato tre soldati Isaf britannici nella provincia di Helmand. Il giorno successivo, l’aviazione Isaf ha bombardato per rappresaglia i villaggi della zona colpendo anche una clinica medica, nel distretto di Sangin, e uccidendo 18 persone, presunti combattenti talebani, ma più probabilmente civili. Il 3 agosto, nella provincia di Kandahar, i talebani hanno ucciso in due diversi attacchi quattro soldati Isaf canadesi. In un terzo attacco kamikaze, sempre lo stesso giorno e nella stessa zona, contro un convoglio Isaf canadese, 21 civili sono rimasti uccisi e cinque soldati gravemente feriti. Il giorno dopo, l’aviazione Isaf ha nuovamente bombardato alcuni villaggi nella confinante provincia di Helmand, uccidendo altri 25 presunti talebani. Di nuovo ieri, domenica: un soldato Isaf britannico viene ucciso in combattimento nella provincia di Helmand e poi 17 presunti talebani vengono uccisi in rappresaglia in un villaggio della zona.
Questa è la missione “di pace” a cui l’Italia ha deciso di continuare a partecipare. 

Enrico Piovesana

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