Pornografia e prostituzione, i preoccupanti effetti dello sviluppo in un paese islamico
A cinque anni dall'invasione statunitense, in Afghanistan non c'è
ancora pace né sicurezza. Ma pornografia sì. Così
come alcool, droga, prostituzione. E gli ufficiali governativi
lanciano l'allarme: il Paese rischia di andare alla deriva.
Pornografia e sale da the. Nei giorni scorsi il generale
Asmatullah Alizai, capo della polizia della provincia meridionale di
Kandahar, ha puntato il dito contro la corruzione dilagante nella
regione, ex roccaforte dei talebani, che proprio a Kandahar avevano
fissato la loro capitale. Nelle città afgane, è
fiorente il commercio di antenne paraboliche: “Ho aperto il negozio
un mese fa, e ho venduto quasi quattrocento antenne”, dichiara
soddisfatto un negoziante di Kandahar. E chi possiede una parabola
satellitare può accedere ai canali stranieri, che offrono, fra
le altre cose, film e programmi pornografici. Non solo: nei bazar,
per pochi dollari, si possono acquistare video hard, che entrano
illegalmente nel Paese attraverso il confine pachistano. E alcuni
proprietari di
chai khana, le tradizionali sale da the, si
sono organizzati con ricevitori satellitari nel retrobottega, dove i
maschi afgani si riuniscono per guardare canali dai nomi espliciti:
transex, allsex, erotictv. Qualcuno lancia l'allarme: “La
pornografia è un problema – dichiara il generale Alizai –
secondo le nostre regole e credenze islamiche, la gente non può
accettare cose di questo tipo”. E dunque ha fatto bene il
presidente Karzai, dice il generale, a riorganizzare il dipartimento
per la Prevenzione del vizio e la promozione della virtù.
Il vizio e la virtù. Il dipartimento era stato
inizialmente istituito, durante il regime dei talebani, sul modello
della polizia religiosa in Arabia Saudita. I “promotori della
virtù” erano incaricati di far rispettare il rigido codice
talebano, e di dispensare punizioni per chi lo infrangeva: pubbliche
lapidazioni per le donne che mostravano le caviglie, frustate per
quelle che camminavano facendo rumore, bastonate per gli uomini con
la barba troppo corta. Il dipartimento ha terrorizzato gli abitanti
delle città, per anni. E aveva quindi destato scalpore e
preoccupazione, lo scorso giugno, la decisione di Karzai di dare
nuova vita a questo ministero. Il portavoce della presidenza si era
affrettato a rassicurare le organizzazioni che si battono per il
rispetto dei diritti umani: “Non sarà come al tempo dei
talebani, l'organizzazione è semplicemente incaricata di
promuovere la moralità nella nostra società, come in
qualsiasi altro paese islamico”. Ma la preoccupazione è
rimasta.
Le schiave cinesi di Kabul. Anche la prostituzione ha
conosciuto un vero boom negli ultimi cinque anni. Nelle carceri della
capitale, la maggio parte delle detenute sono rinchiuse con l'accusa
di prostituzione. Costrette dai mariti a vendere il proprio corpo,
esercitano in casa, fino a quando i vicini non le denunciano alla
polizia. Ma la maggior parte del mercato del sesso, oggi, è
rivolto agli stranieri che dal 2002 hanno invaso Kabul. E così
nella capitale sono fioriti i ristoranti cinesi. Ma dietro alle
lanterne rosse, spesso in realtà ci sono bordelli. Le ragazze,
attirate in Afghanistan con la promessa di facili guadagni, siedono
fuori dai locali per attirare clienti. Negli ultimi anni, diversi
“ristoranti” sono stati dati alle fiamme, o bersagliati da lanci
di granate. Alcune ragazze cinesi sono state uccise a colpi di arma
da fuoco, da chi riteneva che stessero corrompendo la moralità
della Repubblica Islamica. Molte altre invece sono state arrestate,
durante le periodiche retate della polizia, e poi espulse dal Paese.
Ma altrettante entrano ogni giorno in Afghanistan per rimpiazzarle.
Prostituzione e pornografia sono due effetti collaterali della
“modernizzazione” che ha investito il Paese negli ultimi anni.
Mentre i talebani sono sempre più forti, soprattutto nel sud
del Paese, dove decine di scuole femminili sono state date alle
fiamme negli ultimi mesi. E mentre le donne afgane continuano a
guardare il mondo da sotto il loro burqa.