L'opposizione guidata da Hezbollah annuncia un'escalation delle proteste per chiedere le dimissioni di Siniora
Le opposizioni al governo libanese, guidate da Hezbollah,
che occupano la piazza dei Martiri, nel centro di Beirut, dal primo di dicembre
per chiedere le dimissioni del premier Fouad Seniora, hanno deciso alzare il
tono della protesta.
Fase due. 38 giorni di occupazione del centro città
sono serviti a unire le forze che si oppongono al governo, ma non sono bastati
a convincere il premier a rinunciare alla sua carica. Seniora sperava che la
protesta non avrebbe retto ai rigori dell’inverno e alle festività natalizie,
ma gli esponenti dell’alleanza
8 marzo (composta da Hezbollah, Amal,
Aoun e diverse altre formazioni) sono ancora lì, giorno e notte, nella
tendopoli allestita poco lontano dal palco su cui ogni sera si alternano i
discorsi dei politici. Il passaggio alla fase due della protesta è stato deciso
nel corso di una riunione avvenuta a casa del generale cristiano Michel Aoun,
al termine della quale il druso Talal Arslan ha annunciato le nuove iniziative.
Da oggi si cercherà di aumentare la pressione sul governo organizzando marce
quotidiane e presidii davanti ai ministeri e ad altri edifici pubblici. Se
anche questo non dovesse convincere Seniora a dare le dimissioni, le proteste
potrebbero spingersi fino a coinvolgere porti e aeroporti. L’alleanza
8
marzo chiede anche la convocazione di elezioni parlamentari per rimpiazzare
l’attuale governo che, dopo l’uscita dei sei ministri di Hezbollah, non
rispecchia più la composizione confessionale del paese.
Reazioni. Sull’altro fronte le forze del
14 marzo,
il gruppo vicino a Seniora che si identifica con la retorica antisiriana e la
vicinanza all’occidente, hanno criticato duramente l’annuncio della nuova
ondata di proteste. Nelle scorse settimane esponenti del partito di Saad Hariri
avevano chiesto che la tendopoli venisse smantellata e ieri, altri esponenti
del gruppo hanno parlato di “atteggiamento unilaterale e distruttivo”
dell’opposizione, definendo un “tentativo di colpo di stato” le nuove
iniziative. Un esponente delle forze del
14 marzo, il ministro Ahmed
Fatfat, ha persino minacciato di usare le forze di sicurezza contro i
manifestanti che dovessero ostacolare le attività del governo. Ma Michel Aoun,
che al tempo della guerra civile era un acceso antisiriano e oggi sta con
Hezbollah, ha promesso che le proteste del movimento saranno pacifiche, ma ha
anche ammonito che “non ci sono limiti di tempo, le proteste finiranno solo con
le dimissioni del governo”.
Terrorismo intellettuale. Saad Hariri ha accolto con
sdegno l’annuncio della seconda fase delle proteste e ha accusato il movimento
8
marzo dichiarando che “il Libano affronta un’ondata di terrorismo politico
e intellettuale che coincide coi preparativi per la conferenza di Parigi III”.
“Hezbollah promette nuove proteste –continua Hariri- in un momento in cui
bisognerebbe concentrarsi sui gravi problemi economici e sociali del Paese”. La
conferenza di Parigi III è stata organizzata per riunire i paesi donatori e
raccogliere fondi per la ricostruzione del Libano. In preparazione alla
conferenza il governo libanese ha varato una riforma economica, che prevede
aumenti delle tasse, contro cui ieri i sindacati libanesi hanno organizzato una
manifestazione, appoggiata anche dal movimento
8 marzo. Tra proteste e
accuse intanto, il parlamento libanese rimane bloccato e la sua legittimità è
sempre
più dubbia ora che anche il portavoce del parlamento, Nabih Berri, si è
defilato dal ruolo di mediatore, definendo Siniora, Hariri e il resto delle
forze del
14 marzo “provocatori che tentano di minare i tentativi di
riconciliazione”.