22/01/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Libano: il tiro alla corda tra maggioranza e opposizione continua con uno sciopero generale
Scritto per noi da
Erminia Calabrese 
 
Al cinquantesimo giorno dalla crisi libanese il confronto–scontro tra maggioranza (Moustaqbal, Forze Libanesi, Kataeb, Joumblatt) e opposizione al governo (Amal, Hezbollah, Aoun, Marada) continua assumendo sempre di più i colori di un duello.
 
Nasrallah in video in piazza dei MartiriFase tre. I due blocchi  sembrano essersi posizionati alle estremità di una stessa corda che viene tirata per versi opposti e contraddittori. Nonostante le conferenze, gli incontri, i tentativi di dialogo e gli sforzi diplomatici, i movimenti dell’8 e del 14 marzo non sembrano essere sulla strada di un’intesa. Mentre il governo Seniora, forte dell’appoggio internazionale e saudita, sembra fare orecchie da mercante alle richieste di centinaia di migliaia di manifestanti che continuano a chiedere le sue dimissioni. Sull’altro fronte, il segretario generale di Hezbollah, Hassan Nasrallah, ha annunciato venerdì, in un’intervista alla rete televisiva al Manar un’ escalation delle proteste dell’opposizione “affinché il governo si prenda le sue responsabilità”. La prima tappa della frase delle manifestazioni sarà lo sciopero generale di martedì. Rifiutando le privatizzazioni su alcuni settori vitali dell’economia libanese, i sindacati si uniranno alla mobilitazione, pur affermando la loro totale indipendenza dall’opposizione, per protestare contro il programma di riforme socio-economiche proposte dal governo Seniora alla conferenza dei donatori di Parigi. Oggi il Paese è diviso tra chi crede che l’escalation annunciata dall’opposizione sarà una tappa decisiva e chi ritiene che la soluzione della crisi sia tutt'altro che vicina.
 
Il movimento 8 marzo in piazzaMaggioranza e opposizione. “Molte persone ci accusano della grave crisi economica in cui versa il Libano e di aver bloccato il commercio del centro città, ma fino a quando Seniora sarà al Serail (palazzo del parlamento), non ce ne andremo da qui” racconta Joseph, 29 anni, membro del partito di Aoun. “Continueremo la nostra protesta, non possiamo tirarci indietro ora. Anche noi siamo libanesi e vogliamo che le nostre richieste siano accettate, credo che un blocco totale martedì potrebbe essere decisivo per le dimissioni di  Seniora”, dice Hassan 21 anni. “Noi sciiti, soprattutto se apparteniamo al partito Hezbollah, siamo spesso etichettati come coloro che vogliono avere un peso politico dominante in Libano, come se volessimo far prevalere la nostra comunità sulle altre. Ma non è cosi, quello che vogliamo noi è solo un governo per tutti. Sappiamo che il Libano può trovare pace solo se c’è un’intesa tra le differenti parti e non se una comunità vuole predominare sulle altre, è la lezione della storia degli ultimi”. “Molti leader cristiani hanno invitato i commercianti di Beirut e del nord a non scioperare e ci hanno addirittura sfidato nel dire che martedì in Libano sarà un gran giorno di lavoro. La gente è stanca, ma non vogliamo un governo pro americano,bensì uno che faccia gli interessi dei libanesi. Martedì sarà come un referendum” ripete Ahmad, 25 anni, del partito Amal, di Nabih Berry.
 
Donne sciite durante una manifestazioneIl futuro del paese. Se tra l’opposizione le richieste delle dimissioni di Seniora e di nuove elezioni legislative sono un ritornello che si ripete incessantemente, dall’altro lato, tra le file del 14 marzo, il leit motiv è quello dell’influenza siriana e iraniana nel Paese dei Cedri. Houssam, 24 anni: “Cosa possiamo fare se i siriani e gli iraniani occupano il paese? Che Dio benedica Seniora, e ancora, Elie 28 anni: “Nessuno tra commercianti della zona nord parteciperà allo sciopero martedì. Siamo stanchi, è un intero paese a essere bloccato”. La nuova fase delle proteste dell’opposizione, che prevede un blocco totale degli uffici pubblici e dei punti vitali come porti e aeroporti, riporta alla memoria la mobilitazione guidata da Hariri che provocò, il 6 maggio 1992, la caduta del governo Karame. Il  problema sta in come la maggioranza reagirà a questa nuova fase e quale sarà il comportamento dell’esercito, che fino ad adesso si è mostrato neutrale. E’ li che sembra giocarsi il futuro del Libano, tra guerra e pace.
 
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