Libano: il tiro alla corda tra maggioranza e opposizione continua con uno sciopero generale
Scritto per noi da
Erminia Calabrese
Al
cinquantesimo giorno dalla crisi libanese il confronto–scontro tra maggioranza
(Moustaqbal, Forze Libanesi, Kataeb, Joumblatt) e opposizione al governo (Amal,
Hezbollah, Aoun, Marada) continua assumendo sempre di più i colori di un
duello.
Fase tre. I
due blocchi sembrano essersi
posizionati alle estremità di una stessa corda che viene tirata per
versi
opposti e contraddittori. Nonostante le conferenze, gli incontri, i
tentativi
di dialogo e gli sforzi diplomatici, i movimenti dell’8 e del 14 marzo
non
sembrano essere sulla strada di un’intesa. Mentre il governo Seniora,
forte
dell’appoggio internazionale e saudita, sembra fare orecchie da
mercante alle
richieste di centinaia di migliaia di manifestanti che continuano a
chiedere le
sue dimissioni. Sull’altro fronte, il segretario generale di Hezbollah,
Hassan
Nasrallah, ha annunciato venerdì, in un’intervista alla rete televisiva
al
Manar un’ escalation delle proteste dell’opposizione “affinché il
governo si
prenda le sue responsabilità”. La prima tappa della frase delle
manifestazioni
sarà lo sciopero generale di martedì. Rifiutando le privatizzazioni su
alcuni
settori vitali dell’economia libanese, i sindacati si uniranno alla
mobilitazione, pur affermando la loro totale indipendenza
dall’opposizione, per
protestare contro il programma di riforme socio-economiche proposte dal
governo
Seniora alla conferenza dei donatori di Parigi. Oggi il Paese è diviso
tra chi crede che l’escalation annunciata dall’opposizione sarà una
tappa decisiva e chi ritiene che la soluzione della crisi
sia tutt'altro che vicina.
Maggioranza e opposizione. “Molte persone ci accusano della grave crisi economica
in cui versa il Libano e di aver bloccato il commercio del centro città, ma
fino a quando Seniora sarà al
Serail (palazzo del parlamento), non ce ne
andremo da qui” racconta Joseph, 29 anni, membro del partito di Aoun.
“Continueremo la nostra protesta, non possiamo tirarci indietro ora. Anche noi
siamo libanesi e vogliamo che le nostre richieste siano accettate, credo che un
blocco totale martedì potrebbe essere decisivo per le dimissioni di Seniora”, dice Hassan 21 anni. “Noi sciiti,
soprattutto se apparteniamo al partito Hezbollah, siamo spesso etichettati come
coloro che vogliono avere un peso politico dominante in Libano, come se
volessimo far prevalere la nostra comunità sulle altre. Ma non è cosi, quello
che vogliamo noi è solo un governo per tutti. Sappiamo che il Libano può
trovare pace solo se c’è un’intesa tra le differenti parti e non se una
comunità vuole predominare sulle altre, è la lezione della storia degli
ultimi”. “Molti leader cristiani hanno invitato i commercianti di Beirut e del
nord a non scioperare e ci hanno addirittura sfidato nel dire che martedì in
Libano sarà un gran giorno di lavoro. La gente è stanca, ma non vogliamo un
governo pro americano,bensì uno che faccia gli interessi dei libanesi. Martedì
sarà come un referendum” ripete Ahmad, 25 anni, del partito Amal, di Nabih
Berry.
Il futuro del paese. Se tra l’opposizione le richieste delle dimissioni di
Seniora e di nuove elezioni legislative sono un ritornello che si ripete
incessantemente, dall’altro lato, tra le file del 14 marzo, il leit motiv è
quello dell’influenza siriana e iraniana nel Paese dei Cedri. Houssam, 24 anni:
“Cosa possiamo fare se i siriani e gli iraniani occupano il paese? Che Dio
benedica Seniora, e ancora, Elie 28 anni: “Nessuno tra commercianti della zona
nord parteciperà allo sciopero martedì. Siamo stanchi, è un intero paese a
essere bloccato”. La nuova fase delle proteste dell’opposizione,
che prevede un blocco totale degli uffici pubblici e dei punti vitali come
porti e aeroporti, riporta alla memoria la mobilitazione guidata da Hariri che
provocò, il 6 maggio 1992, la caduta del governo Karame. Il problema sta in come la maggioranza reagirà
a questa nuova fase e quale sarà il comportamento dell’esercito, che fino ad
adesso si è mostrato neutrale. E’ li che sembra giocarsi il futuro del Libano,
tra guerra e pace.