Il villaggio di Santa Juana, nell’isola meridionale di Mindanao,
è da giorni sotto assedio da parte dei soldati della 401esima brigata di
fanteria dell’esercito filippino. Un assedio ‘medievale’ volto ad affamare la
popolazione civile per costringere alla resa un gruppo di guerriglieri
comunisti del Nuovo Esercito Popolare (Npa) – assieme ai quali si trova anche
Jorge Madlos, portavoce regionale del Fronte Nazionale Democratico (Ndf), organizzazione
politica strettamente legata alla guerriglia.
L’assedio medievale di
Santa Juana. Gli uomini del colonnello Jose Vizcarra, appoggiati da elicotteri
da guerra che sorvolano la zona a bassa quota, hanno circondato il villaggio
con blindati e unità cinofile. Una cintura militare impenetrabile volta a
impedire l’ingresso di rifornimenti alimentari. “Restrizione dei viveri”:
questa è l’eufemistica espressione utilizzata dall’esercito di Manila per
questo tipo di operazioni.
Secondo il portavoce dell’Npa, Gregorio ‘Ka Roger’ Rosal, l’assedio
di Santa Juana è “una crudele misura a danno della popolazione locale e una
flagrante violazione delle leggi umanitarie internazionali in materia di
protezione dei civili in guerra. Se le forze fasciste – ha dichiarato Rosal –
hanno la faccia tosta di difendere apertamente la legittimità di un blocco dei
viveri, chissà quali altre atrocità commettono senza farne parola”.
Secondo il colonnello Vizcarra, il blocco starebbe dando i
suoi frutti: il portavoce del Ndf, Jorge Madlos, avrebbe inviato messaggi ai
militari in cui si dice pronto ad arrendersi pur di far cessare l’assedio. Secondo
Rosal, queste affermazioni sono infondate: “Le dichiarazioni di Vizcarra sono
solo una ridicola e disperata tattica di guerra psicologica”.
Forze Usa per
combattere la guerriglia. La pressione dell’esercito filippino contro le
roccaforti dei guerriglieri dell’Npa sta notevolmente aumentando. Dopo aver
inferto, grazie all’aiuto delle forze speciali Usa, durissimi colpi ai
separatisti islamici del Gruppo Abu Sayyaf attivi nell’estremo sud dell’arcipelago
filippino (compresa l’uccisione del loro leader Khaddafy Janjalani, avvenuta in
settembre ma confermata solo nei giorni scorsi), la presidente Gloria Arroyo ha
deciso di dedicarsi all’altro fronte di guerra interna, quello comunista,
rilanciando la famigerata operazione
Bantay Laya.
Il Partito Comunista delle Filippine (Pcc), braccio politico
clandestino della guerriglia, teme che le forze militari statunitensi, meno impegnate
a sostenere l’esercito filippino contro i ribelli islamici, vengano ora
impiegate contro l’Npa. “Per stessa ammissione del capo di stato maggiore,
generale Hermogenes Esperon, le forze Usa sono state coinvolte in operazioni di
combattimento contro Abu Sayyaf. Ora le nostre fonti ci dicono che anche la
provincia di Mindanao pullula di forze speciali Usa, uomini della Cia e dell’Fbi.
Temiamo il loro coinvolgimento non solo in azioni militari ma anche in ‘operazioni
speciali’ come attentati fatti per screditare il nemico. Non sarebbe una novità
– sostiene il Pcc – come dimostra il caso dell’agente Cia Michael Meiring,
ferito nel 2002 in un hotel di Davao City dall’esplosione di una bomba che
stava preparando e fatto uscire in fretta e furia dal paese”.