26/01/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



L'esercito assedia e affama un villaggio per stanare i guerriglieri comunisti
Il villaggio di Santa Juana, nell’isola meridionale di Mindanao, è da giorni sotto assedio da parte dei soldati della 401esima brigata di fanteria dell’esercito filippino. Un assedio ‘medievale’ volto ad affamare la popolazione civile per costringere alla resa un gruppo di guerriglieri comunisti del Nuovo Esercito Popolare (Npa) – assieme ai quali si trova anche Jorge Madlos, portavoce regionale del Fronte Nazionale Democratico (Ndf), organizzazione politica strettamente legata alla guerriglia.
 
Soldato filippino in un villaggio di campagnaL’assedio medievale di Santa Juana. Gli uomini del colonnello Jose Vizcarra, appoggiati da elicotteri da guerra che sorvolano la zona a bassa quota, hanno circondato il villaggio con blindati e unità cinofile. Una cintura militare impenetrabile volta a impedire l’ingresso di rifornimenti alimentari. “Restrizione dei viveri”: questa è l’eufemistica espressione utilizzata dall’esercito di Manila per questo tipo di operazioni.
Secondo il portavoce dell’Npa, Gregorio ‘Ka Roger’ Rosal, l’assedio di Santa Juana è “una crudele misura a danno della popolazione locale e una flagrante violazione delle leggi umanitarie internazionali in materia di protezione dei civili in guerra. Se le forze fasciste – ha dichiarato Rosal – hanno la faccia tosta di difendere apertamente la legittimità di un blocco dei viveri, chissà quali altre atrocità commettono senza farne parola”.
Secondo il colonnello Vizcarra, il blocco starebbe dando i suoi frutti: il portavoce del Ndf, Jorge Madlos, avrebbe inviato messaggi ai militari in cui si dice pronto ad arrendersi pur di far cessare l’assedio. Secondo Rosal, queste affermazioni sono infondate: “Le dichiarazioni di Vizcarra sono solo una ridicola e disperata tattica di guerra psicologica”.
 
Soldati Usa nel sud delle FilippineForze Usa per combattere la guerriglia. La pressione dell’esercito filippino contro le roccaforti dei guerriglieri dell’Npa sta notevolmente aumentando. Dopo aver inferto, grazie all’aiuto delle forze speciali Usa, durissimi colpi ai separatisti islamici del Gruppo Abu Sayyaf attivi nell’estremo sud dell’arcipelago filippino (compresa l’uccisione del loro leader Khaddafy Janjalani, avvenuta in settembre ma confermata solo nei giorni scorsi), la presidente Gloria Arroyo ha deciso di dedicarsi all’altro fronte di guerra interna, quello comunista, rilanciando la famigerata operazione Bantay Laya.
Il Partito Comunista delle Filippine (Pcc), braccio politico clandestino della guerriglia, teme che le forze militari statunitensi, meno impegnate a sostenere l’esercito filippino contro i ribelli islamici, vengano ora impiegate contro l’Npa. “Per stessa ammissione del capo di stato maggiore, generale Hermogenes Esperon, le forze Usa sono state coinvolte in operazioni di combattimento contro Abu Sayyaf. Ora le nostre fonti ci dicono che anche la provincia di Mindanao pullula di forze speciali Usa, uomini della Cia e dell’Fbi. Temiamo il loro coinvolgimento non solo in azioni militari ma anche in ‘operazioni speciali’ come attentati fatti per screditare il nemico. Non sarebbe una novità – sostiene il Pcc – come dimostra il caso dell’agente Cia Michael Meiring, ferito nel 2002 in un hotel di Davao City dall’esplosione di una bomba che stava preparando e fatto uscire in fretta e furia dal paese”.
 

Enrico Piovesana

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