09/03/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Sono poche le notizie che filtrano sull'offensiva Nato nella provincia di Helmand
A cinque giorni dall'inizio dell'Operazione Achille, la più vasta offensiva mai lanciata nella provincia di Helmand, la Nato lascia filtrare ben poche informazioni. Soprattutto sulle vittime. 
 
soldati britannici in HelmandScontri e vittime. Nella provincia di Helmand, da martedì a oggi, sono già morti due soldati inglesi: Michael Smith, trentanove anni, è morto giovedì per le ferite causate dall'esplosione di una granata lanciata contro l'avamposto britannico a Sangin, mentre il ventiduenne Ben Reddy è morto nel primo giorno dell'Operazione Achille, ucciso dal fuoco nemico nell'area di Kajaki. Anche cinque talebani sarebbero stati uccisi, sempre martedì, secondo quanto dichiarato dal ministero della Difesa afgano. Nella giornata di mercoledì invece ci sono stati pesanti scontri a fuoco nell'area di Grishk. La guerra, come sempre, coinvolge anche i civili: negli ultimi cinque giorni l'ospedale gestito dalla ong Emergency a Lashkargah ha già ricevuto, oltre ai normali casi chirurgici, dieci civili feriti da proiettili, schegge e frammenti di bomba. Le aree più colpite da quest'offensiva sono finora il distretto di Sangin e quello di Garmsir, dove le forze Nato mercoledì hanno colpito anche una moschea: “Si sono rifugiati in una moschea e Isaf ha sospeso le ostilità. Poi hanno cominciato a sparare da lì e quindi Isaf ha riaperto il fuoco”. Non sono stati diffusi però i bilanci delle vittime, come non si ha notizia di eventuali morti civili. Comunicare con la provincia di Helmand è molto difficile: come sempre quando ci sono grosse operazioni militari in corso, la telefonia mobile - che in questa zona è l'unico mezzo di comunicazione - di colpo non funziona più. E questo potrebbe anche complicare i contatti tra il gruppo che ha in mano Daniele Mastrogiacomo, rapito proprio in questa zona, e chi sta cercando di mediare per il suo rilascio. Quel che è sicuro è che continuano i raid aerei dell'aviazione Nato e Usa, come si legge nei bollettini che lo stesso comando statunitense diffonde quotidianamente.
 
un bombardiere B1-bI bombardamenti. Martedì 6 marzo, i bombardieri Usa B-1B sono intervenuti a supporto delle truppe straniere che stavano combattendo contro i talebani nel distretto di Sangin. Gli F/A18 dell'aviazione statunitense hanno sganciato una bomba teleguidata Gbu-12 (un ordigno che ha una testata da 227 chili) su un edificio nella zona di Sangin, dove si è verificata, secondo il comando, “un'esplosione insolitamente potente e almeno dieci esplosioni secondarie, che potrebbe indicare che c'erano delle riserve di armi e munizioni”. Altri F/A18 hanno sganciato Gbu-12 e altre bombe teleguidate Gbu-38 (anche questi con testate da 227 chili) su tre distinti edifici, sempre nei pressi di Sangin, dove si pensava fossero nascosti alcuni miliziani, e altri ordigni sono stati sganciati su un'area boschiva nella stessa zona. Gli aerei britannici GR-7 Harriers hanno sganciato un ordigno da 245 chili su “postaizoni nemiche” nei pressi della diga di Kajaki. I Mirages M2000 francesi sono intervenuti a copertura delle truppe della coalizione, sotto attacco nell'area di Naw Zad. Mercoledì 7 marzo, un bombardiere B-1B ha sganciato Gbu-38 e GBU-31 (ordigno con testat da 900 chili) su un edificio nei pressi di Garmsir. Gli F-15 Usa sono intervenuti a supporto delle truppe della coalizione nei pressi di Garmsir, sganciando GBU-12 e GBU-38 su alcuni edifici in cui si erano rifugiati i talebani dopo l'inizio del raid. Un F/A-18 ha sganciato GBU-12 all'ingresso di una caverna, dove era stato localizzato un mortaio nemico, nella zona di Naw Zad. Un GR-7 ha sganciato bombe da 245 chili e un razzo su alcuni “individui nemici” in uno spazio aperto e su un edificio nella zona di Garmsir.

C.S.
Categoria: Guerra
Luogo: Afghanistan