Sono poche le notizie che filtrano sull'offensiva Nato nella provincia di Helmand
A cinque giorni dall'inizio
dell'Operazione Achille, la più vasta offensiva mai lanciata
nella provincia di Helmand, la Nato lascia filtrare ben poche informazioni. Soprattutto
sulle vittime.
Scontri e vittime. Nella
provincia di Helmand, da martedì a oggi, sono già morti
due soldati inglesi: Michael Smith, trentanove anni, è morto
giovedì per le ferite causate dall'esplosione di una granata
lanciata contro l'avamposto britannico a Sangin, mentre il
ventiduenne Ben Reddy è morto nel primo giorno dell'Operazione
Achille, ucciso dal fuoco nemico nell'area di Kajaki. Anche cinque
talebani sarebbero stati uccisi, sempre martedì, secondo
quanto dichiarato dal ministero della Difesa afgano. Nella giornata
di mercoledì invece ci sono stati pesanti scontri a fuoco
nell'area di Grishk. La guerra, come sempre, coinvolge anche i
civili: negli ultimi cinque giorni l'ospedale gestito dalla ong
Emergency a Lashkargah ha già ricevuto, oltre ai normali casi
chirurgici, dieci civili feriti da proiettili, schegge e frammenti di
bomba. Le aree più colpite da quest'offensiva sono finora il
distretto di Sangin e quello di Garmsir, dove le forze Nato mercoledì
hanno colpito anche una moschea: “Si sono rifugiati in una moschea
e Isaf ha sospeso le ostilità. Poi hanno cominciato a sparare
da lì e quindi Isaf ha riaperto il fuoco”. Non sono stati
diffusi però i bilanci delle vittime, come non si ha notizia
di eventuali morti civili. Comunicare con la provincia di Helmand è
molto difficile: come sempre quando ci sono grosse operazioni
militari in corso, la telefonia mobile - che in questa zona è l'unico
mezzo di comunicazione - di colpo non funziona più.
E questo potrebbe anche complicare i contatti tra il gruppo che ha in
mano Daniele Mastrogiacomo, rapito proprio in questa zona, e chi sta
cercando di mediare per il suo rilascio. Quel che è sicuro è che
continuano i raid aerei
dell'aviazione Nato e Usa, come si legge nei bollettini che lo stesso
comando statunitense diffonde quotidianamente.
I bombardamenti. Martedì
6 marzo, i bombardieri Usa B-1B sono intervenuti a supporto delle truppe
straniere che stavano combattendo contro i talebani nel distretto di
Sangin. Gli F/A18 dell'aviazione statunitense hanno sganciato una
bomba teleguidata Gbu-12 (un ordigno che ha una testata da 227 chili)
su un edificio nella zona di Sangin, dove si è verificata,
secondo il comando, “un'esplosione insolitamente potente e almeno
dieci esplosioni secondarie, che potrebbe indicare che c'erano delle
riserve di armi e munizioni”. Altri F/A18 hanno sganciato Gbu-12 e
altre bombe teleguidate Gbu-38 (anche questi con testate da 227
chili) su tre distinti edifici, sempre nei pressi di Sangin, dove si
pensava fossero nascosti alcuni miliziani, e altri ordigni sono stati
sganciati su un'area boschiva nella stessa zona. Gli aerei britannici GR-7
Harriers hanno sganciato un ordigno da 245 chili su “postaizoni
nemiche” nei pressi della diga di Kajaki. I Mirages M2000 francesi
sono intervenuti a copertura delle truppe della coalizione, sotto
attacco nell'area di Naw Zad. Mercoledì 7 marzo, un
bombardiere B-1B ha sganciato Gbu-38 e GBU-31 (ordigno con testat da
900 chili) su un edificio nei pressi di Garmsir. Gli F-15 Usa sono
intervenuti a supporto delle truppe della coalizione nei pressi di
Garmsir, sganciando GBU-12 e GBU-38 su alcuni edifici in cui si erano
rifugiati i talebani dopo l'inizio del raid. Un F/A-18 ha sganciato
GBU-12 all'ingresso di una caverna, dove era stato localizzato un
mortaio nemico, nella zona di Naw Zad. Un GR-7 ha sganciato bombe da
245 chili e un razzo su alcuni “individui nemici” in uno spazio
aperto e su un edificio nella zona di Garmsir.
C.S.