Bombardamenti nella provincia di Herat. Nuova offensiva nel sud. Proteste per le vittime civili
L’aviazione Nato bombarda per la prima volta la provincia
occidentale di Herat, dove si trova il contingente italiano, uccidendo almeno
136 persone – presunti talebani – e provocando rabbiose proteste popolari. Manifestazioni
anti-occidentali anche nell’est del Paese, dove diversi civili sono morti ieri
in un raid delle forze Usa contro un villaggio vicino a Jalalabad. Intanto nel
sud la Nato avvia oggi una nuova offensiva, l’operazione ‘Silicon’, per
riconquistare lo strategico distretto di Sangin, di cui aveva già annunciato la
“liberazione” all’inizio di aprile
Ovest. Nel fine settimana
l’aviazione Nato ha martellato senza sosta (ieri per 14 ore consecutive) la
Valle di Zerkoh, nel distretto di Shindad, provincia di Herat, uccidendo almeno
136 “talebani”. Che forse tali non erano, visto che questa mattina centinaia di
persone sono scese in piazza urlando “Morte all’America!” e denunciando
l’uccisione di moltissimi civili. Il comando Usa ha negato che vi siano state
vittime civili. Il comandante distrettuale della polizia, generale Gul Agha, ha
parlato di “un gran numero di morti” e ha protestato contro le forze Usa, che
avrebbero infromato le autorità afgane e i vertici Isaf a cose già fatte.
Est. Stessa
protesta, stessa rabbia, stessi slogan ieri a Jalalabad, dove in mattinata
almeno sei civili, tra cui donne e bambini, sono stati uccisi in un attacco
delle truppe Usa contro un villaggio in cui, secondo le forze statunitensi, si
nascondeva una cellula di kamikaze talebani. “Siamo molto tristi per la perdita
di civili”, ha dichiarato il maggiore Usa Chris Belcher. “E’ una sfortuna
estrema che i miliziani mettano la vita di altre persone in pericolo, nascondendosi
fra i loro familiari”. Il fatto è accaduto nella medesima zona dove, a marzo,
i
marines Usa uccisero moltissimi civili aprendo il fuoco all'impazzata contro i
passanti dopo che
il loro convoglio era stato attaccato da un kamikaze.
Sud. Nella
provincia di Helmand, dove l’operazione ‘Achille’ della Nato, avviata il 6
marzo scorso, ha già ucciso 400 presunti talebani, è iniziata una grande
offensiva per la conquista della Valle di Sangin, che i comandi Isaf avevano
dato per riconquistata già all’inizio di aprile. Evidentemente non era vero. L’operazione
‘Silicon’ partita questa mattina vede mille soldati britannici, 600 soldati Usa
e mille soldati afgani impegnati a riprendere il controllo di questo distretto,
strategico per la concentrazione di piantagioni da oppio ma soprattutto per la
presenza della grande centrale elettrica che distribuisce in tutta la regione
meridionale l’energia prodotta poco più a nord dalle turbine della diga di
Kajaki, anch’essa ancora in mano ai talebani.