Il 10 giugno veniva rapito padre Giancarlo Bossi nell'isola di Mindanao, Filippine
di gianluca Ursini
Oggi ricorre il primo mesiversario del rapimento di padre Giancarlo Bossi da
Abbiategrasso, prelevato da una banda di ignoti la mattina del 10 giugno scorso
nell'isola filippina di Mindanao. Padre Bossi, missionario Dahoniano, stava avvicinandosi
alla parrocchia del villaggio di Payao per dire messa quando un gruppo di presunti
ribelli islamici lo ha prelevasto per portarlo nel fitto della foresta della provincia
di Zamboanga Sibugay, estremità meridionale dell'isola più a Sud dell'arcipelago
asiatico.
Preghiera. Per chiedere il rilascio immediato di padre Giancarlo è stata indetta per oggi
10 luglio una giornata mondiale di preghiera di tutti i fedeli, cattolici o non
cristiani, al quale svariate organizzazioni religiose, missionarie ma non solo,
hanno aderito. La sopravvivenza di padre Bossi è stata garantita venerdì scorso
da alcune foto diramate dal
Pontificio Istituto Missioni Estere (Pime) attraverso il sito '
AsiaNews'.
Misteri. Molti dubbi sono stati espressi sulla sorte di Padre Bossi dai suoi confratelli
della sede regionale di Zamboanga. Soprattutto dopo le dichiarazioni di sabato
scorso di Norberto Gonzalez, ex segretario della Difesa del governo di Manila,
che ha ventilato la possibilità che a sequestrare il prete siano stati elementi
della guerriglia integralista islamica 'Abu Sayaff'. Costola del Fronte Moro di
liberazione islamico, staccatosi dal gruppo principale per una visione più radicale
dell'Islam. Non esistono secondo il sito 'AsiaNews' prove sugli autori materiali del sequestro. La ex sottosegretaria alla Difesa
Margherita Boniver, inviata speciale del Governo italiano per questa vicenda,
ha per esempio riferito di supposizioni dei militari sul coinvolgimento del Fronte
Moro nel sequestro.
Invocazioni. Padre Luciano Benedetti della sezione di Mindanao del Pime ci va piano a parlare
di estremisti islamici: crede più a un gruppo di cani sciolti. Oltre tutto, ricorda
Benedetti, "dal 15 luglio entra in vigore una legge speciale antiterrorismo che
darà poteri illimitati di polizia ai militari nella lotta agli estremisti. Una
situazione pericolosa per padre Giancarlo, perché se venisse deciso dagli alti
vertici dell'esercito che si tratta d'estremisti islamici, i soldati potrebbero
anche decidere per un blitz sanguinoso per la sua liberazione".
Intanto il più diffuso quotidiano filippino, il 'Pilipino Enquirer', racconta
di come dalle sedi diplomatiche Vaticane abbiano espresso preoccupazione perché
anche gli Stati uniti d'America avrebbero messo in campo la loro diplomazia per
arrivare ad una soluzione del sequestro, ma a tutt'oggi la presenza di esponenti
della nazione che ha portato le truppe in Iraq non sembra riscuotere molti favori
presso degli individui comunque di formazione islamica.
Una legge pericolosa. A proposito della lotta antiterrorismo ieri la Conferenza Episcopale delle Filippine
ha chiesto al governo di Manila una revisione della legge, per i "poteri illimitati
conferiti all'esercito", capaci di creare 'panico e insicurezza nella popolazione,
o essere causa di enormi ingiustizie". Il presidente della Conferenza Angel Lagdameo
ha contestato come 'troppo ampia' la definizione di attività terroristiche della
legge: "ogni azione che causi panico fuori dall'ordinario". Il che potrebbe 'permettere
al governo di farvi rientrare qualsiasi cosa"; per Lagdameo, vanno "riviste le
concessioni ai militari, praticamnte illimitate". Tra le facoltà di polizia concesse
ai militari vi sarebbe dal 15 luglio la possibilità di detenere elementi sospetti
anche per tre giorni senza avvisare un avvocato, così come di comminare arresti
domiciliari senza convalida di un giudice. L'appello dei Vescovi arriva a un mese
dal sequestro del loro fratello missionario, che potrebbe esserne la prima vittima,
se questi nuovi poteri conferiti ai militari li dovessero convincere di essere
al di sopra della legge e di poter passare all'azione senza valutare le conseguenze
di ogni loro mossa.