Messico, continuano le violenze a Oaxaca. Le utlime manifestazioni hanno causato un morto, cinquanta feriti e circa sessanta arresti
scritto per noi da
Fabrizio Lorusso
L'eterno ritorno della repressione a Oaxaca, in Messico, riduce le speranze di
negoziazione tra la Appo (Asemblea popular de los pueblos de oaxaca) e il (non)governo
di Ulises Ruiz.
Gli scontri tra manifestanti e polizia riaprono la problematica, peraltro mai
risolta, di Oaxaca e rinnovano l’intervento repressivo contro le manifestazioni
pacifiche del dissenso lasciando sul campo un morto, una cinquantina di feriti
e circa 60 detenuti. Proprio lunedì 16 luglio è scaduto l’ultimatum lanciato dalla
sezione 22 del sindacatano nazionale dei lavoratori dell’istruzione e della Appo, movimento sociale che da oltre un anno rivendicare riforme costituzionali nello
Stato, libertà ai detenuti politici e la destituzione dell’autoritario governatore
del Pri (Partido Revolucionario Institucional), Ulises Ruiz.
L’ultimatum. Aveva la finalità di spingere le autorità centrali, il ministero dell’Interno
in particolare, a riaprire i tavoli di negoziazione per uscire dalla fase di stallo
e cercare di risolvere i problemi che un anno di lotte non hanno potuto arginare
nello Stato di Oaxaca, uno dei più poveri nel sud del Messico. Il ministero ha
dichiarato di non voler intervenire nella risoluzione del conflitto dato che ritiene
di non dover entrare nell’ambito d’azione del governo locale. Esistono sospetti
fondati circa la faziosità del ministero che, in pratica, non vuole incrinare
le alleanze tra le forze politiche che, a livello del parlamento nazionale, tengono
in piedi il controverso governo del presidente Felipe Calderon, retto appunto
da un accordo tra il suo partito, il Pan, e il Pri.
La realtà è dura. In questo contesto, è stata realizzata una manifestazione da parte della Appo per iniziare le celebrazioni alternative della Guelaguetza Popular, una festa tipica di Oaxaca la cui organizzazione ufficiale spetta di solito
al governo locale che la usa per fomentare il turismo e propagandare lo “stato
di pace e armonia” in cui si troverebbe la città. Ben diversa è la realtà visto
che la marcia della Appo, integrata da circa 10 mila persone che desideravano realizzare la loro Guelaguetza
su un promontorio chiamato “Cerro del Fortin”, è stata brutalmente interrotta
nella tarda mattinata a colpi di lacrimogeni e manganelli. Sebbene la Appo abbia cercato un dialogo con le forze dell’ordine schierate lungo la strada
che portava al Cerro, queste non hanno voluto rispondere e hanno ricevuto l’ordine di non muoversi
e caricare per disperdere la folla.
La reazione. All’ostruzione forzosa realizzata dalle forze dell’ordine, formate da corpi
della polizia locale ma anche da gruppi speciali della Polizia Federale Preventiva
e militari, è seguita la reazione dei manifestanti che sono stati dispersi durante
circa tre ore di scontri che hanno provocato almeno 40 feriti tra polizia e manifestanti,
due dei quali molto gravi, un morto e 60 detenuti, proprio quando quasi tutti
i simpatizzanti del movimento arrestati l’anno scorso erano stati liberati grazie
alla all’aiuto economico di organizzazioni e comitati di base del Messico e del
mondo.
La direzione delle operazioni repressive è stata affidata all’Assessore per la
Protezione Cittadina di Oaxaca, Sergio Segrete Rios, il quale, nella precedente
amministrazione, ricopriva il ruolo di direttore dell’ufficio per i diritti umani,
fatto che la dice lunga sulle carenze nel rispetto dei diritti fondamentali nella
regione.
La Comissione Nazionale per l’Osservazione dei Diritti Umani (Cndh), che aveva dimostrato in precedenza una certa inerzia e lentezza operativa
in casi simili, s’è già mossa per realizzare interviste a testimoni, oltre ad
aprire una pratica e una raccomandazione ufficiale per chiedere spiegazioni dell’accaduto
al Procuratore e al Governo di Oaxaca.
D’altra parte. La più attiva e non governativa Lega Messicana per la Difesa dei Diritti Umani
(Limeddh), ha già condannato gli avvenimenti repressivi di lunedì, scatenatisi “contro
un movimento popolare che solamente voleva rispettare in modo indipendente la
sua tradizione con i festeggiamenti annuali della Guelguetza”. Secondo Adrian
Ramirez, presidente della Limeddh, il saldo dei detenuti è di 62 arresti e non di 40 come sostiene il governo
locale e sottolinea l’ingente numero di feriti e intossicati.
Il 19 luglio il notiziario televisivo messicano del canale 2 ha mostrato chiaramente
le immagini di Emeterio Cruz, un manifestante gravemente ferito dalla polizia,
mentre dapprima viene arrestato e non presenta ferite e, in seguito, viene colpito.
La ultima fotografia presenta Emeterio con gli stessi vestiti insanguinati. La
diagnosi medica parla di trauma cranico provocato da colpi alla testa e sembra
una prova incontestabile di una violenza poliziesca non accettabile in un paese
civile.
Oggi è prevista la celebrazione ufficiale della festa della Guelaguetza a Oaxaca
mentre sempre più turisti hanno cancellato le prenotazioni ed il governatore ha
minacciato di far cadere sui detenuti “tutto il peso della legge”. Il Consiglio
statale della Asamblea s’è dichiarato in sessione permanente ed ha previsto un boicottaggio in massa
dell’evento e un rinforzo dell’accampamento, per ora ridotto a una presenza simbolica,
che la Appo e la sezione 22 del sindacato dei professori continuano a mantenere nella piazza
centrale della città.