Musa Qala è diventata il maggior centro di produzione, lavorazione e smercio di oppio
Si combatte ovunque nella provincia di Helmand. Non nel
distretto a Musa Qala, da febbraio saldamente in mano ai talebani che qui hanno
imposto il loro regime, con un nuovo governatore, mullah Matin, un nuovo
sindaco cittadino, mullah Hassan, un nuovo capo della polizia, mullah Torjan.
E
ovviamente nuove leggi – quelle della sharìa
– e nuove scuole – solo per maschi, dove l’alfabeto si insegna ‘alla talebana’,
con A come Allah e J come Jihad.
Smugglers District.
Questo è ormai conosciuto in tutto l’Afghanistan come “il distretto del
contrabbando”, cioè dei narcotrafficanti. Musa Qala è infatti diventato il maggior
centro di produzione, lavorazione e smercio di oppio del paese. Quando sono
arrivati, questo inverno, i talebani hanno promosso la coltivazione del
papavero e la costruzione di laboratori artigianali per la raffinazione dell’oppio
in eroina.
Regime moderato.
Molta gente del posto pare contenta del ritorno dei talebani, che a quanto
dicono si sono presentati in versione più moderata rispetto al passato. “Come
un tempo, girano per la città con i loro pick-up, raccolgono razioni di cibo da
ogni famiglia e tagliano le mani ai ladri”, racconta Mohammed Aref, negoziante.
“Ma non maltrattano più la gente, non impediscono alle donne di uscire di casa,
non vietano di ascoltare la radio, guardare la tv, e nemmeno di tagliarsi la
barba. Ma soprattutto – sottolinea Aref – non pretendono più un figlio maschio
da arruolare come facevano in passato”.
Ma comunque talebano.
Ma qualcuno pare meno entusiasta. “E’ vero che sono meno duri di un tempo –
dice Sher Mohammad – ma alla radio ci fanno ascoltare solo musica talebana e
preghiere trasmesse dalla loro emittente, Voce della Sharìa. Le donne escono poco
di casa e le bambine non possono andare a scuola”.
Ma a fare più paura dei talebani è il rischio di nuovi
bombardamenti aerei della Nato. “Dopo l’arrivo dei talebani molti sono scappati
da Musa Qala per timore che gli aerei della Nato sarebbero tornati a bombardare”,
racconta un residente senza dare il suo nome. “Per lo stesso motivo, la gente
dei villaggi vicini ha paura di venire da queste parti”.
Aziz Ahmad Tassal*