I talebani riprendono la città, teatro di una discussa tregua con le forze britanniche
Sono ripresi mercoledì mattina i combattimenti tra talebani e truppe britanniche
a Grishk, nel
nord della provincia meridionale di Helmand. Già lunedì Grishk
era stato teatro di diverse ore di scontri fuoco. I talebani
avevano preso il controllo della città, e si erano poi ritirati martedì
mattina. Intanto fonti ufficiali governative lanciano l'allarme:
sarebbero almeno 8.000 i civili fuggiti nei giorni scorsi da Musa Qala,
a nord di Grishk, per timore della controffensiva Nato per riprendere
la città, conquistata dai talebani lo scorso venerdì.
E' di nuovo guerra nel distretto di Musa Qala. Mentre il comando di Isaf passa
dal britannico David Richards al generale statunitense Dan McNeill, soprannominato
“the bomber”, succede quel che era già stato ampiamente preannunciato: si ricomincia
a combattere, e si mette la parola fine a quel “patto segreto” che le forze britanniche
e i talebani avevano stretto a Musa Qala.
La cronaca. La cittadina principale e il distretto che la circonda portano lo stesso nome,
Musa Qala. Un fiume attraversa il territorio, nel nord della provincia meridionale
di Helmand, punteggiato da case di paglia e fango. Tutta la popolazione è pashtun,
come i talebani. Dopo tre giorni di informazioni confuse e contraddittorie, il
ministero dell'Interno afgano ha confermato che i talebani hanno ripreso il controllo
della cittadina di Musa Qala. L'offensiva è cominciata giovedì, quando centinaia
di miliziani sono entrati in città, hanno disarmato la polizia locale, bruciato
alcuni edifici governativi e ammainato la bandiera afgana. Centinaia di abitanti
sarebbero scappati da Musa Qala nel timore di un attacco della Nato, che puntualmente
è avvenuto: domenica mattina, in un “raid di precisione”, la Nato ha dichiarato
di aver colpito una macchina su cui viaggiava mullah Ghaffour, alto comandante
talebano che sarebbe dietro all'offensiva di Musa Qala. I talebani però smentiscono
la morte del mullah, mentre gli abitanti della zona dicono che la macchina colpita
trasportava sei civili, tutti uccisi nell'attacco. Sempre domenica, fonti locali
riportano che un convoglio militare britannico sarebbe stato investito da un'esplosione
vicino a Garmsir, a circa 60 chilometri dalla capitale provinciale Lashkargah:
sarebbero morti tredici soldati britannici. Da Isaf, però, dichiarano di “non
essere a conoscenza dell'incidente”. Una guerra, questa, fatta di comunicati stampa
oltre che di pallottole. La Nato si sta preparando a passare al contrattacco,
per riconquistare Musa Qala: una cittadina che, più che strategica, ha una grande
importanza politica. Vediamo perché.
Modello Musa Qala. E' una strana storia quella di Musa Qala. La provincia è da mesi teatro di sanguinosi
scontri tra i miliziani talebani e le truppe della Nato, di sparatorie e attentati
suicidi, di bombardamenti delle forze della Coalizione. Come tutto l'Afghanistan
meridionale, d'altronde. Ma Musa Qala ha una storia particolare, che ha fatto
arricciare il naso - e saltare i nervi – a più di un generale statunitense: qui
è stata negoziata la prima “tregua” tra i talebani e le forze britanniche, il
“modello Musa Qala”. La partita l'hanno giocata in quattro. Il comando britannico,
stremato da un'estate sanguinosa che è costata la vita di quattordici soldati
inglesi nella provincia di Helmand, ha cercato un accordo con i talebani. Lo ha
trovato grazie alla mediazione del consiglio degli anziani di Musa Qala, che come
nel resto dell'Afghanistan, storicamente privo di un governo centrale, detiene
il potere reale a livello locale. E una grossa parte ha avuto l'allora governatore
della provincia, Mohammad Daud. “Daud ha voluto fortemente questo accordo, si
è impegnato in prima persona”, racconta un importante cittadino della capitale
di Helmand, che vuole rimanere anonimo per motivi di sicurezza. “Ha tenuto i rapporti
con i talebani, passando le richieste da una parte e dall'altra. E quando i britannici
hanno donato quaranta jeep ai talebani, è stato lui a consegnare le chiavi”. Trattative?
Regali? Si capisce che il comando Nato, fautore – almeno sul piano ufficiale -
di una politica di intransigenza nei confronti di tutti i nemici della coalizione,
abbia fatto più di un salto sulla sedia.
Un accordo che non piace alla Nato. Agli inizi di settembre, fra i musi lunghi degli alleati, l'accordo è andato
in porto. I talebani avrebbero interrotto gli attacchi conto le truppe britanniche,
mentre gli inglesi si sarebbero ritirati dal territorio, creando una zona franca
di 5 chilometri sotto il comando dei notabili locali. Il 17 ottobre le truppe
britanniche si sono ritirate in buon ordine, la guerra e i bombardamenti si sono
spostati nel vicino distretto di Kajaki. Ma il patto, vissuto da molti come una
concessione al nemico, non era destinato a lunga vita. A dicembre il presidente
afgano, Hamid Karzai, su pressione degli Usa ha licenziato il governatore Mohammad
Daud, rimpiazzandolo con uno più gradito agli alleati statunitensi: Asadullah
Wafa, che ha subito reso noto che con i talebani non avrebbe trattato. E' stato
un duro colpo per la strategia britannica nella regione. Il casus belli dell'invasione
di Musa Qala l'ha fornito un bombardamento della Nato nella zona di Ghazi Qala.
Fuori dal territorio oggetto della tregua, secondo Isaf, abbastanza per gridare
alla violazione e agire di conseguenza, secondo i talebani. Adesso la popolazione
di Musa Qala sta a guardare con il fiato sospeso, presi fra i fucili dei talebani
e i bombardieri della Nato. Tra di loro c'è anche una bambina, Hamida. Vi abbiamo
raccontato la sua storia qualche mese fa: colpita da un bombardamento mentre dormiva
nella sua casa, Hamida continua a sognare gli aerei della Nato. Forse stanotte
li sentirà ancora, e non sarà un sogno.