Sale tensione tra Iraq e Turchia, dopo gli scontri di stanotte che hanno provocato
la morte di almeno 16 soldati turchi e 32 uomini del Partito dei Lavoratori Curdi
(Pkk), oltre al rapimento di “numerosi” soldati, secondo quanto recita un comunicato
stampa emesso dai ribelli. I combattimenti, avvenuti nella provincia di Hakkari,
hanno spinto oggi l'esercito turco a bombardare per la prima volta il confine
con l'Iraq in undici diverse aree, senza però provocare vittime stando alle autorità
del Kurdistan iracheno.

Gli incidenti di stanotte segnano un'altra tappa nell'escalation di attacchi
lanciati nelle ultime settimane dal Pkk, con il governo turco che è sempre più
sotto pressione da parte dell'opinione pubblica. Stasera, il premier Recep Tayyip
Erdogan incontrerà i vertici militari per decidere il da farsi, e presumibilmente
per valutare se sia opportuno avvalersi della possibilità di effettuare raid nel
nord dell'Iraq, dove il Pkk ha le proprie basi. Questa settimana, il Parlamento
turco ha dato il via libera all'esercito per eventuali azioni, ma finora Erdogan
aveva sempre dichiarato che si sarebbe servito dell'opzione militare come ultima
carta, vista anche l'ostilità delle autorità statunitensi e irachene a una simile
ipotesi. Una posizione che, dal punto di vista dei vertici militari, sta diventando
sempre meno difendibile.
Gli scontri hanno segnato anche un peggioramento nelle già tese relazioni tra
Ankara e Baghdad, firmatarie nelle scorse settimane di un generico accordo anti-terrorismo
rivelatosi di scarsa efficacia. Mentre la Turchia accusa l'Iraq di non fare abbastanza
contro gli uomini del Pkk, e anzi accusa velatamente i leader curdi di appoggiare
i ribelli, oggi il leader curdo iracheno Masoud Barzani ha annunciato che, in
caso di attacco, le forze di sicurezza stanziate nel nord dell'Iraq non staranno
a guardare e “difenderanno i propri cittadini”. La possibilità di un nuovo conflitto
nel Medio Oriente è sempre più vicina.