12/01/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



La strada dei vaccini contro la malaria è lunga e costosa
Paziente in Africa. Copyright Who/P. VirotUccide un bambino africano ogni 30 secondi, infetta 300-500 milioni di persone nel mondo (nove casi su dieci nell’Africa Sub Sahariana), causa più di un milione di morti ogni anno, soprattutto sotto i cinque anni. Sono i numeri della malaria, di cui si torna a parlare il rischio di epidemie tra le popolazioni vittime dello tsunami.
 
La ricerca in Mozambico. A metà ottobre si era parlato dell'infezione malarica dopo la pubblicazione sulla rivista The Lancet dei risultati di una ricerca svolta in Mozambico. Circa duemila bambini, fra uno e quattro anni di età, hanno ricevuto tre dosi di un vaccino che ha ridotto il numero di nuove infezioni e la gravità delle stesse nei sei mesi successivi la vaccinazione. “La messa a punto di un vaccino antimalarico è un obiettivo inseguito da tanti anni, ma ancora lontano”, spiega Giancarlo Majori, dell’Istituto Superiore di Sanità, collaboratore dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). “Il controllo degli effetti del vaccino nei bambini del Mozambico è stato limitato a 6 mesi, perché la protezione non va oltre, le nuove infezioni in questo breve periodo sono state ridotte di quasi un terzo. Sono invece interessanti gli effetti del preparato sulla gravità dell’infezione nei piccoli vaccinati”. 
 
Protezione naturale. Chi vive in zone dove il plasmodio (parassita causa della malaria trasmesso da alcuni tipi di zanzare) è diffuso, acquista una protezione verso la malattia, che si presenta con sintomi meno gravi fino addirittura a non dare segno di sé. Da qui le ricerche su un vaccino che riproduca artificialmente e senza rischi le condizioni di esposizione al parassita. “Le possibilità di arrivare ad un vaccino non sono molte. La protezione naturale si ottiene lentamente e solo se vi è una continua esposizione all’infezione, e la si perde dopo un breve periodo di soggiorno in una zona non malarica. Un piccolo nato dove la malaria è diffusa ha una protezione passiva che gli deriva dalla madre fino all’età di sei mesi. Dopo è vulnerabile all’infezione” sottolinea Majori
 
Stagno con larve di zanzare in Etiopia. Copyright Who/P. VirotLontano dal proprio Paese. Questo spiega perché la mortalità è alta fino ai 5 anni di età. “A questo punto il bimbo si è costruito questa immunità: fino a che c’è l’esposizione al plasmodio si continua a irrobustire la protezione dai sintomi dell’infezione, che sparisce però appena si lascia la zona dove la malattia è diffusa. I nostri immigrati, dopo uno o due anni, perdono la loro immunità, e quando ritornano a visitare i loro cari in Africa, si ammalano. L’infezione che hanno è comunque raramente mortale (se non curata), perché sono diventati semi-immuni” spiega ancora Majori. “Per altre malattie infettive è più facile pensare a un vaccino. Per esempio, chi ha avuto il morbillo sviluppa una protezione di lunga durata e con il vaccino si ottiene ciò che avviene in natura. Con il virus dell’influenza è più difficile: ci sono 10 parti del microrganismo che possono stimolare le difese della persona infettata, ma solo 2 inducono la produzione di anticorpi protettivi. I parassiti malarici sono ancora più complessi, perché hanno 100 volte di più informazioni genetiche”.
 
Tempi lungi, costi alti. La protezione che si può ottenere con i vaccini sembra sia più efficace di quella naturale. “Questo bilancia un pochino il pessimismo appena espresso. Vi sono oggi da 25 a 75 candidati vaccini. Il preparato utilizzato in Mozambico è il più avanzato nella sperimentazione ma, ammesso che vada tutto bene, non sarà in commercio prima del 2010. Per esso si prospetta un mercato di circa 3 miliardi di dollari. Con costi così alti, quanto vaccino potrà arrivare in Africa e quando?”.
 

Valeria Confalonieri

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