
Secondo un rapporto interno delle Nazioni Unite, la maggior
parte dei sessantuno bambini rimasti uccisi nel più grave attentato dell’Afghanistan
post-talebano –
quello
del sei novembre in uno zuccherificio di Baghlan: 77 morti e 100 feriti – sono
in realtà caduti sotto i colpi dei mitra delle guardie del corpo dei
parlamentari afgani che, dopo l’esplosione, hanno aperto il fuoco all’impazzata
sulla folla circostante.
Nell’ultimo rapporto settimanale diffuso dal Dipartimento ‘Safety
and Security’ dell’Onu si legge che “dopo l’attacco suicida i bodyguard dei politici
afgani hanno sparato deliberatamente e indiscriminatamente contro una folla disarmata
che non costituiva per loro alcuna minaccia, colpendo principalmente, a
distanza ravvicinata, una scolaresca. Le vittime di questa
sparatoria costituiscono circa i due terzi dei 77 morti totali”. Il che
significa che almeno una cinquantina di bambini sono morti in questo modo.
Adrian Edwards, portavoce delle Nazioni Unite in
Afghanistan, ha confermato l’attendibilità del rapporto, pur commentando – da
buon
diplomatico – che “esso rappresenta solo una delle contrastanti versioni di questo
incidente”.