Si chiama ‘Spin Ghar’. E’ il nome in codice dell’ennesima offensiva
militare della Nato contro la guerriglia talebana nel sud del paese. Teatro
della nuova operazione bellica, annunciata venerdì mattina dai comandi
Isaf-Nato, è la provincia di Uruzgan, già martoriata da settimane di
violentissimi bombardamenti aerei.
Tra le bombe e il
freddo. Secondo la Mezza Luna Rossa afgana, sono più di undicimila gli sfollati:
civili fuggiti dai raid aerei e dagli attacchi terrestri della Nato che stanno
interessando
i distretti di Dihrawud, Khas Uruzgan, Chora, Darawshan,
Kejran e Marabad. Alcuni di loro hanno trovato rifugio nel capoluogo della
provincia, Tarin Kot, ma la maggior parte è dispersa in giro per le montagne.
“Il problema è che la prosecuzione
dei combattimenti e dei bombardamenti impedisce l’accesso alle aree colpite e
quindi il soccorso agli sfollati”, ha dichiarato Aleem Siddique, un portavoce
delle Nazioni Unite a Kabul. “Chiediamo la garanzia di un corridoio umanitario
e il rispetto della protezione dei civili da parte di tutte le parti
belligeranti”.
“Questa gente ha urgente bisogno di
tende, coperte, cibo e acqua”, ha detto Haji Mohammad Amin, responsabile
della Mezza Luna Rossa in Uruzgan. “Se gli aiuti non giungeranno prima che
inizi l’inverno, in Uruzgan si rischia una gravissima crisi umanitaria”.
La
guerra non si ferma. L’avvio della nuova offensiva ‘Spin Ghar’, che
vedrà impegnate a terra le truppe Nato olandesi e le forze speciali Usa assieme
ai soldati governativi afgani con la copertura aerea dell’aviazione
statunitense e britannica, va nella direzione opposta a quella invocata dall’Onu,
dalla Mezza Luna Rossa, dalla Croce Rossa Internazionale, dalla Commisione afgana
per i diritti umani e dallo stesso presidente Hamid Karzai, che nei giorni
scorsi è arrivato a chiedere alla Nato la sospensione delle operazioni aeree
visto il sempre più pesante prezzo pagato dalla popolazione civile.
Ma i comandi militari alleati, lungi dall’accettare inviti
alla moderazione, puntano invece su un’escalation delle operazioni
anti-insurrezionali e, a questo scopo, stanno esercitando fortissime pressioni
diplomatiche sui quei paesi Nato – Italia, Germania, Spagna e Francia – che ancora
non hanno dato il loro contributo alla guerra. Una guerra che solo quest’anno
ha
causato quasi seimila morti.