PARTI IN CONFLITTO
L'Algeria , diventata indipendente nel 1962 dopo
otto anni di sanguinosa guerra contro la Francia, nella quale persero la vita
più di un milione di civili algerini, fino al 1989 è stata governata dal Fronte
di Liberazione Nazionale (Fln), il gruppo dirigente che aveva guidato la lotta
anti - coloniale. Le prime elezioni multipartitiche si tennero nel 1991, e
vennero vinte dal Fronte Islamico di Salvezza (Fis), ma questo risultato venne
dichiarato nullo dall'esercito, che voleva impedire a tutti i costi la deriva
islamista dell’Algeria. Nel 1992 i vertici militari presero il potere con un
golpe e il Fis venne messo fuori legge. La mossa dei militari si rivelò
controproducente, perché il Fis era molto variegato al suo interno. La svolta
militare fece risaltare l’ala più estremista del Fis, il Gia (Gruppo Islamico
Armato), che iniziò ad armarsi contro l’esercito dando il via a un periodo di
violenti scontri armati tra le forze governative e le milizie islamiche. Le
fazioni lottarono senza esclusione di colpi, con ricorrenti massacri di civili,
compiuti sia dagli integralisti che dalle squadre speciali dell'esercito. Nel
1999, dopo sette anni di guerra e oltre 150 mila morti, il primo presidente non
militare dopo la guerra, Abdelaziz Boutefilka, avviò il processo di pace,
offrendo l'amnistia ai combattenti islamici in cambio del disarmo dei gruppi
combattenti.
La politica del dialogo di Bouteflika ha dato i suoi frutti, almeno nella
maggior parte dei casi. Ma la frangia più irriducibile del Gia, composta daifondamentalisti del Gruppo salafita per la Predicazione e il Combattimento
(Gspc) e dai Difensori degli insegnamenti salafiti (Hsd), non ha accettato di
deporre le armi in cambio dell'amnistia. Si tratta di due gruppi che, secondo
molti analisti, sarebbero legati ad al-Qaeda, di tradizionalisti che inseguono
una visione dell’Islam purista e puntano all’instaurazione di un califfato
islamico in Algeria. Nel silenzio quasi totale dei mezzi d’informazione
algerini, con uno stillicidio quotidiano, continuano gli scontri tra gli uomini
dei gruppi integralisti e il governo di Abdelaziz Bouteflika. Solo nel 2006,
secondo fonti indipendenti, sarebbero almeno 300 le vittime degli scontri tra
militari e fondamentalisti.
Bouteflika resta convinto che la grazia sia l’unica via per tenere unito il
paese e, a settembre dello scorso anno, ha presentato agli algerini un
referendum con il quale si chiedeva ai cittadini, in parole povere, di chiudere
i conti con il passato. Il referendum è stato approvato a grande maggioranza.
Questo, secondo alcune organizzazioni per i diritti umani e secondo i familiari
delle vittime della guerra civile, è un inaccettabile colpo di spugna sulle
colpe sia dei militari che dei fondamentalisti, ma l’alta percentuale di
consensi ottenuti dal referendum significa anche che la popolazione algerina ha
ritrovato quel minimo di pace che le basta. In effetti, per quanto la guerra
sommersa tra militari e salafiti non sia cessata, almeno i massacri di civili
sono solo un brutto ricordo. Il governo di Bouteflika, nel 2001, sembrava sul
punto di dover affrontare un nuovo conflitto. Nella regione della Cabilia si
generò una ribellione autonomista della minoranza berbera, duramente repressa
e
discriminata dal governo, che causò la morte di almeno 120 persone e migliaia
di feriti e arrestati negli scontri tra la polizia algerina e i gruppi di
cabili. Al momento la situazione è stata normalizzata, anche se il governo non
ha ancora chiuso definitivamente la questione del riconoscimento dei diritti
dei Cabili, così che il problema potrebbe riproporsi da un momento all’altro.Cabilia
a parte, il fronte della guerriglia islamista si è invece già riaperto. Il 2007
ha segnato, rispetto alla fine della guerra civile, il ritorno della violenza.
VITTIME
Circa 150 mila morti durante la guerra civile. Dal 1997 a oggi, si calcola che siano morte almeno
15mila persone. Dall'inizio del 2007, sono almeno 60 le vittime degli scontri tra esercito e miliziani.
FORNITURA ARMAMENTI
Il governo riceve armi da Stati Uniti, Gran Bretagna, Russia, Ucraina, Bielorussia,
Cina, Sudafrica, Repubblica Ceca; i gruppi islamici da Iran, Sudan e dall’appoggio
internazionale di diverse organizzazioni islamiche.
RISORSE CONTESE
E’ il controllo politico del paese la risorsa contesa.
SITUAZIONE ATTUALE
Dopo il referendum voluto da Bouteflika, che ha amnistiato
tutti i guerriglieri e i militari che si sono macchiati di crimini
durante la guerra civile, sono stati rilasciati
molti comandanti delle formazioni integraliste della guerra civile.
L'unico gruppo ancora attivo, che si scontra quotidianamente con
l'esercito, è il Gruppo Salafita per la Predicazione e il
Combattimento. Dall'inizio di quest'anno, il Gspc ha ripreso intensamente
l'attività, e una parte del gruppo ha annunciato di essersi unito a
dal-Qaeda, mutando il suo nome in Organizzazione di al-Qaeda in Maghreb.