Algeria
BANDIERA
 
Ordinamento politico: Repubblica presidenziale
Capitale: Algeri
Superficie: 2.381.740 Kmq (8 volte l'Italia)
Popolazione: 32 milioni (83% arabi, 16% berberi, 1% altri)
Lingue: arabo e tamazight (berbero), francese
Religione: 99% musulmani (sunniti-religione di stato), 1% cattolici e ebrei Alfabetizzazione: 70% (Italia: 98%)
Mortalità infantile: 39 per mille (Italia: 5,7 per mille)
Speranza di vita: 68 M, 71 F (Italia: 76 M, 82 F)
Popolazione sotto la soglia di povertà: 23%
Prodotti esportati: petrolio e gas naturale 
Debito estero: 23 miliardi di dollari
Spese militari: 6,8% del Pil (Italia: 1,6%)
 

CARTINA

GEOGRAFIA

L’Algeria confina a nord-ovest con il Marocco e il Sahara Occidentale, a sud-ovest con il Mali e la Mauritania, a sud-est con il Niger, a est con la Libia e a nord-est con la Tunisia. A nord si affaccia sul Mar Mediterraneo e la fascia costiera è molto fertile. La parte meridionale è desertica (Sahara) e quella centrale è caratterizzata dai rilievi dell’Atlante. Paese ricco di risorse naturali: petrolio e gas, ma anche zinco e uranio. Nel sud il processo di desertificazione è rapido e il problema si aggrava se si considera che il nord del paese subisce una pesante erosione idrica. L’Algeria è un territorio estremamente sismico ed è stato devastato da un violento terremoto nel maggio 2003, costato la vita a circa 2300 persone: una strage che deve le sue dimensioni anche alle drammatiche condizioni abitative delle regioni colpite e alla lentezza dei soccorsi.



SOCIETA'

Anche se controverso, rimane forte il rapporto con l’ex potenza coloniale francese: la comunità di algerini che vive in Francia è numerosa. Il sud del paese è abitato da gruppi nomadi legati ai Tuareg del Niger e del Mali. La società civile è attraversata dalle tensioni tra governo (con l’appoggio dei militari) e fondamentalisti islamici e tra governo e ribelli berberi della Cabilia.



ECONOMIA

La fonte di ricchezza principale del paese è il petrolio e il governo ha fatto della riforma del settore petrolifero la sua priorità, attraverso una maggiore apertura ad aziende straniere. Ha una rete efficiente che collega i pozzi alle raffinerie e queste ai porti sulla costa. L’agricoltura viene praticata sulla fertile fascia costiera, sugli altipiani e nelle oasi, ma non basta al fabbisogno nazionale.



POLITICA

Il governo sembra reggersi sull’appoggio dei militari e dei servizi segreti. In vista delle elezioni presidenziali del 2004 la tensione ha ricominciato a salire. Nel 2002-2003, l’Algeria ha moltiplicato gli impegni internazionali per normalizzare i suoi rapporti diplomatici, come se cercasse all’estero il riconoscimento che in patria gli manca. Non sono ammessi partiti politici la cui ideologia si richiami alla razza, alla religione, al sesso o alla lingua. Il tentativo è di tenere sotto controllo la minoranza berbera e gli estremisti islamici, ma con scarsi risultati.



MASS MEDIA

Le televisioni e le stazioni radio subiscono un rigido controllo dalle autorità governative, ma una stampa libera esiste e riesce, dopo l’abolizione del monopolio statale dell’informazione nel 2000, a lavorare in maniera critica verso il governo e i gruppi islamici integralisti, pagando spesso con la vita. Dal 1993 al 1997 ben 57 giornalisti sono stati assassinati. La maggior parte di loro è stata uccisa da fondamentalisti islamici.
Resta comunque libera, secondo alcuni, in quanto innocua nel senso che pochissimi algerini leggono i giornali e, qualora esagerassero, sarebbero comunque ricattabili dal fatto che tutta la stampa e la pubblicità passa dalle casse governative.



STORIA

L'Algeria - divenuta indipendente nel 1962 dopo otto anni di sanguinosa guerra contro la Francia (più di un milione furono i civili algerini uccisi) - fino al 1989 è stata governata dal Fronte di Liberazione Nazionale (Fln). Leader indiscusso della lotta di liberazione, Ben Bella, dovette subito sedare le derive confessionali degli ulema che volevano fare dell’Algeria indipendente, un paese islamico. Populista di orientamento socialista, Ben Bella nazionalizzò i beni francesi e tentò un’autogestione delle risorse che si rivelò economicamente disastrosa. Le tensioni con la minoranza berbera e con i fondamentalisti islamici erano a stento trattenute ed esplosero quando il paese tentò la via della modernità. Le prime elezioni multipartitiche (1991) sono vinte dal Fronte Islamico di Salvezza (Fis), ma questo risultato viene dichiarato nullo dall'esercito, che nel 1992 prende il potere con un golpe e mette fuori legge il Fis. Inizia così un periodo di violenti scontri armati tra le forze governative e le milizie islamiche del Fis clandestino, con ricorrenti massacri di civili, compiuti sia dagli integralisti che dalle squadre speciali dell'esercito. Nel 1999, dopo sette anni di guerra e oltre 100 mila morti, il primo presidente civile, Abdelaziz Boutefilka, avvia il processo di pace, offrendo l'amnistia ai combattenti islamici in cambio del loro disarmo. Il Fis accetta la tregua, ma le fazioni più fondamentaliste - il Gruppo Islamico Armato (Gia) e il Gruppo Salafita per la Predicazione e il Combattimento (Gspc) - la rigettano, proseguendo la guerriglia contro il governo e portando a termine azioni di stampo terroristico ai danni delle popolazioni dei villaggi algerini per alimentare le tensioni che già attraversano il Paese. Secondo alcuni osservatori internazionali sembra che i sanguinosi massacri di civili non siano sempre opera degli integralisti: stando alle denunce di alcuni ex ufficiali dell'esercito algerino, le forze di sicurezza statali infiltrano e manipolano i gruppi armati islamici per giustificare agli occhi del mondo la permanenza al potere del governo. Gli scontri armati e le violenze terroristiche continuano ancora. Il numero delle vittime supera ormai i 150 mila morti, senza contare le migliaia di persone torturate e scomparse e le sistematiche violazioni dei diritti umani compiute da entrambe le parti in conflitto. A questa guerra civile a bassa intensità - come spesso viene definita - dalla primavera 2001 si aggiunge la ribellione autonomista della minoranza berbera della Cabilia, duramente repressa dal regime e ancora non esaurita nonostante il riconoscimento costituzionale della lingua tamazight.
La guerra civile tra i gruppi integralisti islamici e il governo non conosce tregua. Stragi di civili, agguati e scontri armati continuano a segnare la quotidianità delle cronache algerine. Il presidente Abdelaziz Boutefilka ha adottato il pugno di ferro contro gli estremisti del Gruppo Islamico Armato (Gia) e del Gruppo Salafita per la Predicazione e il Combattimento (Gspc): le operazioni antiterrorismo condotte dall'esercito sono sempre più frequenti e si concludono spesso con pesanti perdite tra le fila degli integralisti armati.
Parallelamente, nel tentativo di guadagnare consensi sia interni che internazionali, il governo ha teso una mano all'opposizione islamica scarcerando nel luglio 2003 i due leader storici del disciolto Fronte Islamico di Salvezza (Fis), Abassi Madani e Ali Belhadj. Boutefilka ha inoltre istituito nel 2003 il "Der el Ifta", un'istituzione religiosa che ha il compito di fornire le indicazioni e le prescrizioni ufficiali in materia di fede. Il governo algerino continua comunque a godere di un notevole sostegno popolare, sorretto da alcune riforme come la presenza di quattro donne nella squadra di governo, dopo le elezioni del 2002, per la prima volta nella storia del Paese ( tra loro la leader femminista Khalida Messaoudi). Il governo, risolto o quasi il problema della sicurezza, deve tenere sotto controllo la situazione rispetto alle tensioni sociali e alle misere condizioni di vita in cui versa la maggior parte della popolazione, che considera i governanti e i politici di Algeri come una classe corrotta e inefficiente.
La disoccupazione, quindi, è il problema principale. Le elezioni presidenziali dell'aprile 2004 hanno visto la trionfale rielezione di Bouteflika, a dimostrazione del fatto che, pur con tutti i problemi legati al lavoro, la gratitudine verso il presidente della pacificazione non accenna a calare. Alì Benflis, principale rivale di Bouteflika, ha denunciato brogli ma, 120 osservatori dell'OSCE, hanno ritenuto le operazioni di voto trasparenti. A settembre del 2005 il Presidente Bouteflika ha deciso che, per tentare di bloccare lo stillicidio di morti che continua quotidiano a causa degli scontri tra polizia algerina e nuclei di fondamentalisti, ha deciso di sottoporre alla popolazione un referendum che chiedeva semplicemente di mettere una pietra sopra al passato: cancellazione di tutte le responsabilità della guerra civile, sia quelle dei militari che quelle dei miliziani del GIA. Il referendum è stato approvato con il 99 per cento dei consensi, anche se l'affluenza alle urne è stata ridotta. Da quel momento sono stati rilasciati più di 2mila ex guerriglieri, ma il Gruppo Salafita per la Predicazione e il Combattimento non depone le armi e continua a scontrarsi con l'esercito. Al momento, secondo fonti dell'opposizione, Bouteflika lavorerebbe a una riforma della Costituzione che gli permetterebbe di ottenere un nuovo mandato.