L'Espresso conferma le anticipazioni di PeaceReporter: saranno i paracadutisti a partire a settembre
Riportiamo integralmente l'anticipazione di un servizio de L'Espresso che uscirà
il prossimo venerdì 6 giugno.
Noi ne avevamo parlato qui e qui.
I rimpiazzi dei militari che lasceranno Kabul saranno fatti dalle truppe scvelte
della Folgore, che andrà a costituire il secondo battle grup italiano in Afghanistan
Folgore! Quel grido di battaglia che
il neo ministro Ignazio La Russa avrebbe voluto sentire con più
forza nella parata del 2 giugno, presto risuonerà nel sud
dell’Afghanistan. Il piano definitivo attende l’approvazione del
governo, ma nelle basi di Siena e di Livorno i baschi amaranto si
stanno preparando. Entro settembre i primi reparti potrebbero entrare
in azione, segnando una svolta nelle operazioni italiane all’estero:
ci saranno due gruppi da combattimento, addestrati a intervenire dal
cielo, con una potenza mai schierata prima. L’indicazione della
Folgore è stata fatta per scelta e per necessità. I
paracadutisti sono gli unici in grado di agire nelle zone calde dove
si concentrerà l’offensiva talebana. E sono le uniche forze
disponibili tra le brigate di punta del nostro esercito, che ha
soltanto un pugno di unità “combat ready”: la Friuli è
già in Afghanistan, la Garibaldi in Libano, la Taurinense sta
rientrando in patria dopo un periodo in prima linea. Inevitabile
quindi il ricorso ai parà. Ma il resto della missione è
ancora in fase di definizione.
È molto probabile che il nuovo
contingente vada a Sud, rimanendo però nella regione
occidentale affidata al comando italiano. Una delle sedi che viene
valutata è Farah, la città strategica per i movimenti
dall’area di Helmand, dove si concentrano gli attacchi dei
fondamentalisti, e per i traffici di armi dall’Iran. Lì gli
americani stanno costruendo una base per l’esercito di Karzai, c’è
un aeroporto e postazioni che i marines potrebbero cedere ai nostri
parà. Perché da quando il confine iraniano è
diventato la frontiera della prossima guerra, quel settore ha assunto
una rilevanza strategica fondamentale per il futuro dell’Afghanistan.
Ed è da tre anni che dal Pentagono chiedono a Roma di farsi
carico della sicurezza in quel distretto, formalmente affidato al
nostro comando, ma dove finora si spingevano solo i commandos della
Task Force 45, il nucleo scelto di incursori del Comsubin e del Col
Moschin.
Adesso tutto cambierà. Lo
testimonia un episodio eloquente. Il 12 maggio “Il signore della
guerra” è andato a Herat e ha voluto incontrare
personalmente il comandante italiano. Quello che la stampa
statunitense chiama “Il signore della guerra” è il
consigliere di George W. Bush per i conflitti in Iraq e Afghanistan:
il generale Douglas “Doug” Lute, colui che assieme al generale
David Petraeus sta gestendo la nuova fase delle operazioni a Baghdad
e ora vuole applicare la stessa dottrina in Afghanistan. La visita
dell’inviato della Casa Bianca è stata raccontata solo dal
bollettino di “Enduring Freedom”, la missione americana di lotta
al terrorismo: era la top new dell’ultimo numero, con foto del
consigliere di Bush e del comandante del contingente tricolore,
Francesco Arena. E dopo avere lodato la nostra capacità nel
conquistare il consenso della popolazione (Dan Mcneil, grande capo di
tutte le truppe occidentali impegnate nel Paese, ha detto al nostro
generale: «So che i fratelli afgani ti ringraziano per il
rispetto che hai mostrato verso la loro gente e la loro cultura»),
adesso da Washington chiedono agli italiani di mostrare i muscoli.
Cosa che già il governo Prodi, evitando qualunque pubblicità,
si era detto disposto a fare, ma che nei prossimi mesi potrebbe
venire rivoluzionata con l’arrivo della Folgore al fianco della
Friuli. I due gruppi da combattimento opereranno in modo
completamente diverso da quanto fatto finora. Senza mutare più
di tanto i celebri “caveat”, le limitazioni che ogni governo pone
all’impiego dei suoi soldati, le due unità si muoveranno
secondo criteri molto più “incisivi”. Il modello, che
nessuno espliciterà, è quello dell’operazione Nibbio,
l’unica missione non di pace condotta dall’Esercito: in
Afghanistan nel 2003 alpini e paracadutisti si alternarono nella
caccia a terroristi e talebani, con rastrellamenti e sbarchi dagli
elicotteri Usa. Non a caso adesso a Herat - con una decisione del
precedente governo - ha preso posizione la Friuli, la “cavalleria
dell’aria” all’esordio sul campo: è stata creata per
combattere dagli elicotteri secondo le tattiche rese celebri da
“Apocalypse Now”. La brigata ha i suoi velivoli da trasporto e da
combattimento, i Mangusta corazzati temuti dai guerriglieri. Il
comandante della Friuli, Arena, è un parà e un pilota
di elicotteri: conosce alla perfezione lo scenario, perché dal
2003 al 2006 è stato addetto militare in Pakistan. L’uomo
giusto per guidare la metamorfosi del contingente, che al
tradizionale impegno umanitario, imitato dagli americani con la
dottrina Petraeus, dovrà unire sortite più numerose,
dinamiche e pericolose.
La rivoluzione operativa potrebbe
scattare a settembre, in genere il mese più caldo degli
scontri con i talebani. Gli alpini della Taurinense lasceranno ai
francesi la difesa di Kabul, segnando l’ingresso da protagonista
della Francia di Sarkozy. Con l’arrivo dei primi nuclei della
Folgore la missione cambierà volto. Pur mantenendo invariato
il numero di militari, o addirittura riducendolo di 250 uomini, la
capacità operativa quadruplicherà. Finora nella regione
“italiana” ci sono stati circa 200 uomini di pronto impiego, ma
solo una cinquantina di commandos era realmente in grado di compiere
azioni lampo: il resto si muoveva con 72 ore di preavviso. Invece
Friuli e Folgore potrebbero schierare quasi 800 uomini, combat ready
in sei ore dal momento dell’allarme. Basta solo aumentare il numero
di elicotteri o usare spesso i Blackhawk americani. Ma è stato
rispolverato anche un vecchio progetto, bloccato dal governo Prodi:
mandare in Afghanistan una squadriglia di cacciabombardieri Amx. Il
piano risale al 2005. L’Aeronautica predispose tutto il necessario
e la pista di Herat venne pavimentata con pannelli speciali, costati
2 milioni e mezzo di euro. Uno spreco, visto che cargo e elicotteri
possono atterrare anche sullo sterrato. In realtà venne
realizzata per ospitare i jet dell’aviazione, che non partecipa a
missioni da quasi dieci anni e che oggi invocano fondi e visibilità.
Ufficialmente gli Amx dovrebbero avere solo compiti di ricognizione
contro i talebani e contro i trafficanti di oppio: lo stesso ruolo
svolto finora dai Tornado tedeschi. Usare cannoni e bombe resterebbe
un lavoro secondario, solo per situazioni estreme.
Politicamente la maggioranza di Silvio
Berlusconi non ha problemi nell’autorizzare una nuova spedizione
afgana. Resta una sola questione, prima di dare il via libera: il
costo umano ed economico. C’è il rischio di dover
fronteggiare un numero di caduti rilevante, con ritorsioni
terroristiche. E la prospettiva che il budget arrivi a sfiorare il
miliardo di euro. In entrambi i casi, si tratta di preventivi che
nessuno può autorizzare senza riflettere a fondo.