28/08/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



L'alleanza tra gli insorti islamici e i pirati del Corno d'Africa minaccia il governo
scritto per noi da
Matteo Fagotto
 
 
"In un anno l'emergenza umanitaria è raddoppiata: da 34.000 sfollati siamo passati a più di 75.000. E i mezzi per assistere questa gente non ci sono". Nelle parole riferite a PeaceReporter dalla dottoressa Hawa Abdi, responsabile dell'omonimo campo per sfollati situato ad Afgooye, alla periferia della capitale Mogadiscio, è racchiusa tutta la crisi somala. La guerra civile ha raggiunto il suo apice dall'inizio degli anni '90. Più di tre milioni di persone, metà della popolazione, necessitano di aiuti umanitari per sopravvivere. Mentre gli attacchi delle milizie islamiche e dei pirati crescono di intensità.
 
Soldato somaloNonostante l'accordo trovato due giorni fa a Nairobi tra il presidente Abdullahi Yusuf e il premier Nur Hassan Adde, che dovrebbe porre fine alle divisioni interne al governo, le autorità somale hanno poco di cui rallegrarsi. La scorsa settimana le milizie islamiche hanno lanciato l'attacco più pesante dall'inizio della loro ribellione, attaccando il porto meridionale di Kismayo e conquistandolo al prezzo di più di cento morti e 150 feriti, secondo quanto riferito dall'emittente locale Shabelle. Finora gli uomini vicini alle ex-Corti islamiche si erano limitati a conquiste simboliche di città, che duravano poche ore, mentre ora Kismayo è sotto il loro controllo da quattro giorni. Le milizie vicine al governo si starebbero riorganizzando, muovendosi verso sud per cingere d'assedio la città, la cui riconquista rischia di essere sanguinosa come la prima battaglia.
 
Secondo quanto riferito dalle autorità keniane che monitorano le coste somale, la conquista di Kismayo potrebbe essere collegata al recente aumento della pirateria nelle acque territoriali somale: al momento i pirati avrebbero sotto il loro controllo sei imbarcazioni, tre di queste utilizzate come "navi madri", dotate di alte gru per controllare il traffico marittimo e che possono guidare nei loro raid le piccole imbarcazioni dei pirati. Gli ostaggi nelle loro mani sarebbero almeno 130. E proprio le autorità keniane ritengono che pirati e milizie islamiche abbiano stretto una solida alleanza, grazie alla quale gli uomini delle ex-Corti si finanzierebbero coi riscatti pagati per riavere indietro uomini e navi.
 
Pirati somaliIn una simile situazione, in cui gli insorti stanno sensibilmente guadagnando terreno nel sostanziale disinteresse della comunità internazionale, è difficile aspettarsi svolte dai colloqui di pace. Quelli conclusisi a Gibuti due settimane fa, con la firma di un accordo tra il governo e l'ala più moderata degli insorti, hanno portato a una recrudescenza del conflitto. L'ala più radicale, di cui fa parte la potente milizia al-Shabaab, non ha riconosciuto i colloqui, e ha anzi intensificato gli scontri come risposta agli accordi.
Nel momento più difficile degli ultimi 17 anni, la popolazione si trova senza assistenza: nonostante metà della popolazione necessiti di aiuti, secondo quanto reso noto da un'agenzia vicina alla Fao, i recenti attacchi contro giornalisti e operatori umanitari hanno spinto Ong e agenzie umanitarie a ridurre le operazioni sul campo per motivi di sicurezza. A pagarne gli effetti saranno ancora una volta i civili.
Parole chiave: somalia, mogadiscio, corti, kismayo, pirati, yusuf, afgooye
Categoria: Guerra, Profughi, Armi
Luogo: Somalia