17/11/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Il presidente Yusuf ammette: il governo controlla solo le città di Mogadiscio e Baidoa

scritto per noi da
Matteo Fagotto

 

 

Come isole nel mare. Le città di Mogadiscio e Baidoa, nella Somalia centrale, sarebbero le uniche zone del Paese rimaste sotto il controllo del governo di transizione federale (Tfg) e dell'esercito etiope suo alleato. Parola di Abdullahi Yusuf, il presidente somalo che, sabato scorso, ha ammesso la scomoda verità in occasione di un meeting tenutosi a Nairobi. Secondo il presidente, le divisioni interne al governo avrebbero favorito l'avanzata delle milizie islamiche di al-Shabaab, ormai a 15 km dalla capitale Mogadiscio.

Il presidente somalo Abdullahi YusufPer la prima volta da quando è in carica, Yusuf ha pubblicamente riconosciuto le vittorie militari conseguite dagli insorti, che comprendono l'ala più oltranzista delle Corti islamiche. Dopo essere state cacciate da Mogadiscio alla fine del 2006 a séguito di un'offensiva congiunta degli eserciti somalo ed etiope, le Corti si sono riorganizzate in guerriglia, erodendo lentamente la terra sotto i piedi del Tfg. Diviso al proprio interno e indebolito dalla rivalità tra il presidente Yusuf e il premier Nur Hassan Hussein, ai ferri corti da settimane sulla nomina dei nuovi ministri, il governo somalo è incapace di arrestare l'avanzata delle milizie islamiche, che dopo aver conquistato i porti meridionali della Somalia stanno stringendo la morsa attorno alle città di Baidoa e Mogadiscio. La scorsa settimana, al-Shabaab ha conquistato la località di Elasha, a soli 15 km a sud della capitale.

Senza fondi, con un esercito raccogliticcio e accusato dai civili di spendere più tempo a tagliaggiare i commercianti che a combattere, il Tfg ripone le sue speranze di sopravvivenza sull'aiuto internazionale e sui colloqui di pace di Gibuti. Dall'Onu, però, non arrivano buone notizie, nonostante il Segretario Generale Ban Ki-moon abbia più volte richiesto l'invio di un contingente di caschi blu in Somalia. Le condizioni di sicurezza non ci sono, e le Nazioni Unite non hanno intenzione di mandare i propri uomini nel pantano somalo, dove già sono invischiati circa 1.800 soldati dell'Unione Africana. Confinati nella zona circostante l'aeroporto di Mogadiscio, i contingenti dell'Ua sono finiti recentemente nel mirino degli insorti, che mirano a fare terra bruciata attorno al governo.
Una tattica che sta pagando: il maggior ostacolo che rimane tra gli islamisti e la conquista di Mogadiscio è l'Etiopia, strenuo alleato del Tfg e principale artefice della sua sopravvivenza. Ma il premier etiope, Meles Zenawi, ha fatto sapere che la missione militare in Somalia è estremamente costosa, e che il suo governo non potrà sostenerla ancora per molto. Il ritiro delle truppe etiopi, composte da più di 10.000 uomini schierati nelle due enclaves rimaste sotto il controllo del governo, lascerebbe il Tfg alla mercé dei rivoltosi.

Milizie islamiche in un campo di addestramento fuori MogadiscioNon che conquistare le due città sia facile. Al-Shabaab ha collezionato numerosi successi militari anche perché, nelle zone periferiche del Paese, la presenza del governo è minima. Tutt'altra storia sarà prendere il controllo della capitale, dove però gli insorti sono da tempo in grado di organizzare attentati, assaltare posti di blocco e prendere di mira i palazzi governativi. In queste condizioni la caduta del governo, anche se non imminente, pare solo questione di tempo.
Anche per questo l'esecutivo ripone molta fiducia nei colloqui di pace di Gibuti, organizzati con l'ala più moderata delle Corti e che dovrebbero portare alla creazione di un governo di unità nazionale (contrasti tra presidente e premier permettendo). La speranza è che l'entrata di parte delle Corti nell'esecutivo spinga anche l'ala più radicale del movimento a sedersi al tavolo delle trattative.

Secondo una locale organizzazione per i diritti umani, il conflitto somalo ha provocato più di diecimila morti e più di un milione di sfollati dall'inizio del 2007. Cifre impressionanti, destinate ad aumentare a causa della scarsa assistenza fornita ai civili. Le agenzie dell'Onu e le organizzazioni umanitarie continuano a inviare nel Paese generi di prima necessità, ma è estremamente difficile raggiungere i civili sparsi nell'interno della Somalia. Le condizioni di sicurezza non permettono l'allestimento di campi di accoglienza, e gli attacchi orchestrati dagli insorti contro gli operatori umanitari nei mesi scorsi hanno avuto l'effetto di ridurre ancora di più la presenza delle organizzazioni sul campo. La speranza che la guerra finisca a breve rimane, almeno per il momento, un'utopia.

Matteo Fagotto

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