Secondo Bush le elezioni presidenziali afgane sono state “una cosa meravigliosa”.
Secondo l’attuale presidente provvisorio Hamid Karzai, il candidato sostenuto
dalla Casa Bianca e quindi scontato vincitore, il voto è stato “libero e regolare”
e rappresenta “una vittoria per l’intera nazione”. I tonidella stampa internazionale
sono stati tutti entusiastici nel commentare questo “passo storico” dell’Afghanistan
verso la democrazia e la libertà.
Ma la realtà dei fatti sembra essere ben diversa. Tanto che tutti e quindici
i candidati avversari di Karzai hanno denunciato gravissimi e sistematici brogli
e irregolarità chiedendo l’annullamento del voto e affermando che non riconosceranno
l’esito di quello di sabato. La loro denuncia ha prodotto per ora l’interruzione
delle operazioni di scrutinio in attesa che una commissione d’inchiesta delle
Nazioni Unite faccia luce sugli episodi contestati.
Il più grave riguarda l’inchiostro con cui ai seggi sono stati segnati i pollici
degli elettori per impedire il voto multiplo. Doveva essere indelebile, invece
si cancellava senza problemi consentendo a chiunque di ripresentarsi al seggio
tante volte quante tessere elettorali possedeva. Come era emerso nelle scorse
settimane, infatti, moltissimi afgani si erano registrati alle liste elettorali
più di una volta, anche decine di volte, collezionando più tessere elettorali
a testa che, a quanto pare, sono diventate anche oggetto di un fiorente commercio
(una tessera per cento dollari).
In seguito a questo fenomeno, secondo Human Rights Watch, il numero ufficiale degli
iscritti al voto, 10,5 milioni, corrispondeva nei fatti a non più di 5 – 7 milioni
di elettori reali. Il che significherebbe che la metà dei voti di sabato potrebbero
essere stati manipolati. Manipolati da quei capi tribali comprati da Karzai con
i milioni di dollari che lui, come presidente in carica, aveva ricevuto dagli
Usa e dall’Occidente per organizzare le elezioni. Dollari che poi questi capi
hanno usato per acquistare centinaia e migliaia di tessere elettorali da distribuire
poi a votanti ‘ammaestrati’ che potevano contare su un inchiostro non indelebile.
Ma, a quanto pare, sono stati utilizzati sistemi anche meno raffinati e più spicci.
Come rubare le casse piene di schede elettorali in bianco destinate ai seggi per
poi farle riapparire al momento giusto con una croce vicino alla foto di Karzai.
Assalti ai camion che trasportavano le schede sono stati segnalati in varie parti
del paese.
Vikram Parekh, analista politico indipendente afgano che lavora per l’istituto
di ricerca “International Crisis Group”, ritiene che la contestazione dei candidati
avversari di Karzai non comporterà l’annullamento del voto perché non è a questo
che puntano. “Questa disputa finirà per essere risolta con il negoziato perché
gli altri candidati vogliono solo ottenere dei posti nel nuovo governo di Karzai”.
Alla fine, insomma, Hamid Karzai, l’ex agente della Cia e consulente della compagnia
petrolifera Usa Unocal, diventerà presidente dell’Afghanistan come previsto, mettendo
a tacere l’indignata protesta degli altri candidati con la distribuzione di qualche
poltrona.
Resta il fatto che queste elezioni, lungi dall’essere state una “storica prova
di democrazia”, sono state solo una farsa organizzata in fretta e furia in un
paese che ancora non era assolutamente pronto per un simile passo a causa di quegli
stessi motivi (mancanza di condizioni di sicurezza e carenza di preparazione logistica)
che tra l’altro sono stati addotti per rimandare invece al prossimo anno le elezioni
legislative. E’ più che legittimo sospettare che tutta questa messa in scena sia
stata voluta a tutti i costi dalla Casa Bianca adesso, a tre settima na dalle elezioni Usa, solo per permettere a Bush di poter presentare in campagna
elettorale almeno un successo in politica estera.
Enrico Piovesana