dal nostro inviato
Christian Elia
“Questa è una canzone dei ribelli italiani”, dice al microfono Cisco dei Modena
City Ramblers prima di suonare Bella Ciao, e dal lato destro del palco tutti i
cooperanti italiani in Palestina non si tengono più e corrono sotto il palcoscenico
tenendo uno striscione dal messaggio inequivocabile: libertà per le voci contro
le guerre, scritto in inglese su un pezzo di stoffa rossa. Dedicato a Giuliana
Sgrena e Florence Aubenas. Questo è stato sicuramente il momento più intenso del
concerto che si è svolto ieri a Betlemme, all' International Center of Bethlehem-Dar
Annadwa Addawliyya.
La sala del piccolo teatro era piena, ci saranno state circa duecento persone.
Questo è stato il primo di tre concerti che il gruppo musicale dei Modena City
Ramblers terrà in Palestina (giovedì a Betlemme, venerdì a Ramallah e sabato a
Gerusalemme) che chiudono idealmente un progetto di solidarietà chiamato ‘Acqua
per la pace’, gestita in loco dall’ong italiana Ucodep e finanziata con l’aiuto
della COOP, che ha visto nascere 14 cisterne per l’acqua potabile per la Palestina.
Il tour però è anche l’occasione per i cooperanti italiani presenti in Palestina,
e sono tanti, di lanciare un messaggio di pace e di chiedere la liberazione di
Giuliana Sgrena e Florence Aubenas. I Palestinesi presenti al concerto non sono
tanti, ma molto coinvolti e divertiti. Prima dell’inizio dello spettacolo, fuori
dal centro culturale, decine di ragazzi italiani che lavorano qui hanno distribuito
un volantino dove si chiedeva in arabo e in italiano la liberazione delle due
giornaliste rapite in Iraq e la fine della guerra in Iraq e dell’occupazione della
Palestina. Tutti i Palestinesi che entravano per godersi lo spettacolo non risparmiavano
un sorriso gentile quando ricevevano il volantino e un cenno di approvazione quando
leggevano il testo dello stesso. Prima che le note riscaldassero il clima del
teatro, un responsabile di Ucodep è salito sul palco e ha spiegato il progetto
e, alla fine, ha dedicato il concerto alle due giornaliste rapite in Iraq. Anche
i Modena, appena è arrivato il loro momento, non hanno perso l’occasione di mandare
un messaggio a Giuliana e Florence, così lontane eppure così vicine. La musica
abbraccia la platea che risponde con calore, improvvisando balli e cori. I Palestinesi
sono più intimiditi e preferiscono seguire con entusiasmo, ma seduti. In serate
così capita anche di vedere alcune suore dell’istituzione che ospitava il concerto,
muoversi a ritmo di musica.
Qualche incomprensione con l’organizzazione rispetto alla lettura di un comunicato
delle ong italiane, che comunque è stato distribuito fuori dal teatro, rischiava
di rovinare la festa. Ma alla fine, il messaggio è arrivato. Era importante festeggiare
un piccolo pezzo di quella solidarietà che serve come l’aria alla Palestina e
lanciare contemporaneamente un messaggio di pace e di libertà. Chiedere la liberazione
di Giuliana e Florence è tutt’uno con la richiesta che abbiano fine tutte le violenze
e le barbarie, chiamate guerra, occupazione o chi sa cos’altro.
Le voci di chi la guerra la racconta dal punto di vista dei civili, delle vittime
innocenti, devono essere liberate. Lo sanno bene i Palestinesi che lo vivono ogni
giorno sulla propria pelle. E nei loro sorrisi di sostegno c’era tutta la consapevolezza
di chi sa quanto siano importanti per le vittime le voci di Giuliana e Florence
e di quanto sia dura la vita quando ti tolgono la libertà.