18/06/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Il Sudafrica crea 56 corti “ad hoc” per reati connessi alla Coppa del Mondo. E il Paese si divide

Due poliziotti pattugliano lo stadio di Soccer City, a Johannesburg

Nel giorno in cui il Sudafrica calcistico è in lutto (dopo la sconfitta con l'Uruguay, i Bafana Bafana potrebbero presto ottenere il poco invidiabile primato di essere la prima squadra ospitante a uscire al primo turno dei Mondiali in 80 anni), l'organizzazione locale della Coppa del Mondo ha comunque qualcosa per cui sorridere. Dal punto di vista organizzativo i Mondiali stanno andando bene, e finora il tanto (forse troppo) dichiarato problema sicurezza non si è manifestato. I tifosi - turisti si stanno godendo la festa in un clima di sostanziale tranquillità, anche grazie alle 56 corti di giustizia "ad hoc" che il governo ha deciso di creare per gestire i reati connessi alla Coppa del Mondo.

UNa corte sudafricanaStando al settimanale Mail & Guardian, il Dipartimento di Giustizia ha destinato 45 milioni di rand (circa 4,5 milioni di euro) per il progetto, a cui sono stati assegnati 110 magistrati, 260 pubblici ministeri, 93 interpreti e 1140 ufficiali giudiziari. L'obiettivo è quello di creare una sorta di corsia preferenziale per i crimini commessi durante la Coppa del Mondo, in modo da non dover far rientrare in Sudafrica eventuali turisti, testimoni o imputati che siano, che verosimilmente torneranno in patria una volta terminata la competizione. Sicuramente nell'ideare il progetto (non richiesto dalla FIFA) si è tenuto conto anche della necessità di ripulire l'immagine di "capitale del crimine" che ha il Sudafrica. E' infatti chiaro a tutti che l'organizzazione e la buona riuscita di questi Mondiali contribuiranno a scrivere il futuro internazionale di questo Paese.

Finora, i casi gestiti dalle corti speciali sono stati relativamente pochi: diciotto, di cui il più grave relativo a una rapina a mano armata subita da alcuni giornalisti spagnoli e portoghesi in un lodge, per la quale due zimbabwani sono stati condannati a 15 anni di carcere a tre giorni dall'arresto. L'apparente perfetto funzionamento della nuova macchina giudiziaria sudafricana (che, nella sua ordinaria amministrazione, si trova a gestire ritardi e lungaggini paragonabili a quella italiana) suscita però pareri contrastanti: se da una parte c'è chi si augura che, in un Paese dove si registrano 50 omicidi al giorno e 18.000 violazioni di domicilio a scopo di rapina l'anno, le corsie preferenziali vengano mantenute almeno per i reati più gravi, dall'altra professori di diritto e addetti ai lavori si chiedono se sia possibile amministrare equamente la giustizia in tempi così stretti. La paura è che, nella fretta di trovare colpevoli e fornire un'immagine il più possibile efficiente della giustizia sudafricana, si lascino per strada i diritti degli imputati.

Il caso del lodge di Magaliesburg, dove i due imputati sono stati condannati al massimo della pena nonostante non abbiano sparato nemmeno un colpo, chiarisce bene i termini del problema. Un'altra questione da affrontare sono i costi delle nuove corti, esorbitanti per lo scarso numero di casi che hanno dovuto affrontare. Una questione che si risolverebbe comunque da sé, se le corsie preferenziali dovessero occuparsi di omicidi e rapine dopo la Coppa del Mondo. In quel caso, ne siamo certi, il lavoro non mancherebbe.

Matteo Fagotto

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