La rappresentante speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite per i bambini nei conflitti armati, Radhika Coomaraswamy, ha reso noto oggi che i ribelli comunisti e islamici filippini, impegnati nella lotta contro il governo cristiano sostenuto dagli Stati Uniti, sono giunti ad un accordo per far cessare l'utilizzo di bambini soldato.
La funzionaria dell'Onu ha affermato che, nonostante la situazione delle Filippine non possa essere paragonata a quella presente in alcune regioni dell'Africa, "siamo comunque di fronte ad un problema che va affrontato al più presto". Secondo stime giunte dalle forze militari sarebbero almeno 348 i bambini soldato utilizzati nell'insurrezione comunista a partire dal 1999, dei quali 12 sono rimasti uccisi, 121 catturati e 215 si sono arresi.
Non ci sono invece dati certi per quanto riguarda i bambini soldato musulmani, anche se, la stessa Coomaraswamy ha comunicato che il più grande gruppo separatista islamico del Paese (MILF) sta iniziando ad identificarli, in seguito ad un accordo quadro siglato con l'Unicef nel 2009, ponendo particolare attenzione alla regione di Mindanao, dove ragazzi e ragazze sono nati in comunità in cui gli elementi armati sono una caratteristica costante.
Radhika Coomaraswamy si è detta "soddisfatta nel vedere l'impegno profuso dagli apparati governativi e militari nel prendere provvedimenti immediati, scegliendo di lavorare a stretto contatto con l'Onu".