"Loro ci mentono e vogliono che noi ci crediamo". Scrive così oggi Abdel Bari Atwan, direttore del quotidiano arabo Al-Quds al-Arabi, a proposito della decisione di Barack Obama di non pubblicare le foto di Osama bin Laden dopo l'uccisione. Per il presidente Usa, si tratterebbe di una scelta volta a tutelare la sicurezza nazionale del Paese: la diffusione delle immagini del cadavere di Osama potrebbe infatti risultare oltraggiosa agli occhi di al-Qaeda, provocandone possibili ritorsioni. Una giustificazione che per molti non è convincente, fomentando le più svariate teorie sulla questione.
La decisione della Casa Bianca è stata confermata ieri sera, mediante alcune anticipazioni di un'intervista rilasciata da Obama durante la trasmissione 60 Minutes (della Cbs), che andrà in onda domenica. Subito dopo, la Reuters ha diffuso quattro fotografie di tre persone rimaste uccise nel raid dei Navy Seals condotto il 2 maggio ad Abbottabad: immagini giudicate dai vertici Usa estremamente crude. "È molto importante - ha commentato il portavoce della Casa Bianca, Jay Carney - che fotografie atroci di qualcuno a cui è stato sparato in testa non siano messe in circolazione come strumenti di propaganda. Non esibiamo questo genere di cose come trofei".
Nel frattempo si arricchisce di particolari il racconto del blitz. Questa mattina il quotidiano saudita Al-Sharq al-Awsat titola: "Due numeri telefonici e cinquecento euro sono stati trovati nelle tasche di bin Laden, undici membri della sua famiglia sono stati ritrovati con le mani legate". Ipotesi anche sul possibile successore dello sceicco: il quotidiano Al-Hayat scrive che "Al-Zawahiri è pronto a prendere la guida di al-Qaeda, ma Anwar al-Awlaki rappresenta per gli americani il pericolo maggiore. Obama prevede di poter trovare un accordo con i talebani in Afghanistan".