06/05/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Centinaia di persone marciano verso la capitale per chiedere la fine della guerra tra governo e cartelli della droga. Il poeta messicano Javier Sicilia leader del movimento. Calderon: "Non ci ritiriamo"

E' partita ieri dalla città di Cuernavaca la lunga marcia di 80 chilometri che culminerà domenica con l'arrivo di centinaia di persone a Città del Messico. Un cammino per chiedere la fine della guerra tra il governo e i cartelli della droga, intensificatasi con l'insediamento al potere del presidente Felipe Calderon nel 2006. Tra la folla in marcia numerosi striscioni con i nomi delle vittime della brutale ondata di violenza legata alla lotta al narcotraffico e un cartello nero con la scritta "Fermate la guerra".

Leader indiscusso del movimento, che chiede maggior protezione per i cittadini e la fine della militarizzazione del territorio, è il poeta Javier Sicilia, che ha sventolato una bandiera messicana, dopo aver criticato aspramente nei giorni scorsi la politica messa in atto dal presidente Calderon. Il noto scrittore, divenuto simbolo della protesta dall'uccisione, lo scorso marzo, del figlio ventiquattrenne, ha parlato di "una guerra mal pianificata e mal diretta, che lascia liberi i veri criminali".

Intanto, senza riferirsi esplicitamente alla marcia in programma, il presidente Calderon, in una dichiarazione rilasciata nella tarda notte di mercoledì, ha ribadito l'impegno del suo governo nella lotta alla criminalità organizzata, escludendo l'opzione di un eventuale passo indietro. "Se ci ritiriamo le cose non potranno che peggiorare", ha affermato, "lasciando impuniti numerosi crimini nelle nostre strade".

 

Parole chiave: Messico, narcotraffico, diritti
Categoria: Diritti, Politica, Popoli
Luogo: Messico